La faida a sinistra
Editto russo di Conte: “Nel programma niente aiuti a Kiev”. Mezzo Pd gli dichiara guerra, Schlein s’imbosca…
L’editto “russo”, o putiniano, di Giuseppe Conte, fa saltare dalla sedia più i riformisti del Pd che lo stesso Zelensky. Quella idea del leader grillino, che ha strappato applausi alla festa del “Fatto Quotidiano“, giornale da sempre su posizioni non proprio ostili a Putin, ha spaccato subito il Pd e ha scatenato l’ira di chi non consente che si messa in discussione il sostegno italiano all’Ucraina, sia sotto l’aspetto umanitario che militare, in una chiave difensiva. “La fornitura di armi all’Ucraina favorisce un’escalation militare e aumenta il rischio di terza guerra mondiale”, ha detto oggi Conte, all’indomani della comparsata alla Festa dell’Unità. Sull’Ucraina “è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina -vinca Schlein o addirittura un altro candidato- e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato”, ha aggiunto Conte, poco prima che la Schlein provasse, a fatica, a disinnescare Giuseppe agli occhi e dei suoi, dopo l’ultima minaccia pesantissima. “Il Movimento Cinque Stelle -avverte l’ex premier- non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.
Conte “putiniano” spacca il Pd sull’Ucraina
Le parole di Conte finiscono nel mirino di Carlo Calenda; “Intanto non c’è uno straccio di programma e Conte diffonde propaganda pro putinista in ogni dove. Sembra sempre di più una soap turca. Non ci fossero tre guerre, l’inflazione, l’IA in crisi e i tassi che crescono, sarebbe anche avvincente. In questa condizione è semplicemente uno spettacolo patetico”, aggiunge.
Ma è dal Pd che si levano le accuse più gravi a Conte. “Quindi sostanza, se capisco bene. La colpa della guerra è dell’Unione Europea (già un passo avanti, poteva dire l’Ucraina), non della Russia che continua a bombardare ogni giorno. E la svolta, geniale, sarebbe quella di trovare un negoziatore. Ideona”, scrive sui social il senatore Pd, Filippo Sensi, commentando le parole di Giuseppe Conte. “Il sostegno all’Ucraina continuerà (anzi migliorerà visto che negli ultimi mesi l’Italia ha rallentato gli aiuti), fino al raggiungimento di un cessate il fuoco è l’avvio di un negoziato equo. Se ne facciano una ragione”, ammonisce Lorenzo Guerini. “L’insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore”, scrive Lia Quartapelle sui social. “Al presidente Conte, che afferma che non si debba più sostenere l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?”, chiede Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera.
In serata il “nullismo” di Elly Schlein
“E’ il momento di accelerare sul programma. Serve una visione, un sogno collettivo, credere in una speranza, in un Paese più giusto, che non ti abbandona, che ti tende una mano. Ho chiesto ai nostri alleati di non farlo al chiuso di una stanza ma tra la gente”, ha poi detto in serata, a Reggio Emilia, Elly Schlein, alla festa dell’Unità. “Noi siamo pronti ad andare al voto in qualsiasi momento. E’ Meloni che deve dire quando ci porterà al voto. Prima è meglio è per il paese”. E sull’Ucraina? “Noi ripudiamo la guerra, vogliamo contribuire a ricostruire la pace, continueremo a batterci per i valori in cui crediamo come la pace”. E quindi?