A Reggio Emilia
Alla Festa dell’Unità Bersani e Conte accomunati solo dagli slogan contro Meloni e dalla voglia di tornare al potere
Alla Festa dell’Unità il programma per battere Meloni non può prescindere da Meloni. Un paradosso plasticamente realizzato dalla strana coppia formata da Pier Luigi Bersani e Giuseppe Conte. Il primo scalda la platea di Reggio Emilia attaccando il governo sulla sicurezza, l’ex premier arriva in serata e alza la posta: Palestina, Israele, Ucraina, migranti e campo largo. Il menù dell’alternativa è abbondante. Sulla leadership, invece, i lavori sono ancora in corso.
Bersani, attacco indecente a Piantedosi: «A Bologna cercava lo scontro»
Accolto dagli applausi al dibattito “Il coraggio di cambiare”, insieme al sindaco Matteo Lepore, Bersani parte dalla sicurezza. Se il governo sostiene di avere le ricette giuste, si chiede, perché continua a presentare il problema come un’emergenza? Secondo l’ex segretario Pd, l’esecutivo avrebbe più interesse a tenerlo politicamente acceso che a risolverlo.
Nel mirino finisce anche Matteo Piantedosi. Bersani difende il “modello Bologna”, fondato sulla collaborazione tra istituzioni e cittadini, e accusa il Viminale di scelte contraddittorie: dal corteo di CasaPound vicino alla stazione alla partita di basket con il Maccabi Tel Aviv nel centro della città.
Per Bersani sarebbe dunque il governo a cercare lo scontro. Singolare cortocircuito: la destra viene accusata allo stesso tempo di parlare troppo di sicurezza e di non occuparsene abbastanza.
Il campo largo pensa al 2027: prima, però, bisogna mettersi d’accordo
Ma non è la sola contraddizione emersa nel corso dell’intervento dello smacchiatore di giaguari. Alle elezioni, Bersani invita il centrosinistra a non ripetere il 2022: presentarsi divisi, sostiene, consegnerebbe nuovamente la vittoria al centrodestra. Questa volta, dice, non devono prevalere i partiti ma «il popolo».
Sul metodo per scegliere il candidato premier, primarie comprese, invita a concentrarsi prima sul programma: pochi punti riconoscibili su lavoro, sanità e politica sulle armi.
Poi arriva Conte. E il problema della leadership torna puntualmente sul palco.
Conte e la «poltrona per due», apre a Renzi ed eologia Onorato
Il presidente del M5S replica alla battuta di Meloni sul centrosinistra versione “Una poltrona per due”: secondo Conte, i protagonisti sarebbero piuttosto la premier e Roberto Vannacci.
Quanto alle primarie, ricorda che appartengono alla tradizione del Pd, non a quella del Movimento, ma si dice disponibile a una soluzione condivisa. Poi punzecchia i democratici più scettici: senza primarie, chi dovrebbe decidere?
Conte apre anche a Matteo Renzi, pur ridimensionandone il peso elettorale, ed elogia il lavoro civico di Alessandro Onorato. Tutti dentro, insomma. Resta da capire chi starà davanti.
Conte attacca destra, banche e industria delle armi
Il leader pentastellato accusa quindi il centrodestra di aver stretto un patto implicito con industria degli armamenti, banche e grandi gruppi energetici, mentre le famiglie affrontano caro vita e bollette.
Respinge inoltre i dubbi sulla lealtà del M5S in caso di sconfitta alle eventuali primarie, rivendicando il comportamento del Movimento nelle amministrazioni locali.
«Palestina, la prima cosa che faremo al governo»
È sulla politica estera che Conte mette sul tavolo l’impegno più netto. In caso di vittoria, assicura, tra le prime decisioni ci sarebbe il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Il leader M5S promette inoltre lo stop alla cooperazione militare con Israele e sanzioni contro Benjamin Netanyahu, mentre condanna le iniziative militari statunitensi nella regione.
Una piattaforma che presenta come sostanzialmente condivisa dal campo progressista. Tra sanità, salari e sicurezza, nella lista delle priorità del possibile governo del campo largo il Medio Oriente conquista così direttamente le prime file.
Ucraina, Conte non chiarisce
Sull’Ucraina l’ex premier ribadisce di aver condannato l’aggressione russa e definisce il proprio pacifismo «non antimilitarista». Critica però l’Unione europea per non essere riuscita a esprimere un mediatore e chiede all’Italia un ruolo diplomatico più incisivo.
Sicurezza e migranti: Conte promette di smontare le norme di Meloni
Sul fronte interno Conte promette di cancellare le norme sulla sicurezza approvate dal governo e torna sulla disciplina che, a suo giudizio, imporrebbe un preavviso agli spacciatori prima dell’arresto.
Sui migranti punta invece sull’integrazione e boccia l’ipotesi di sospendere Schengen con la Spagna. Attacca inoltre l’aumento delle firme richieste ai partiti extraparlamentari per presentarsi alle elezioni, questione sulla quale dice di aver richiamato l’attenzione del presidente Sergio Mattarella.
Alla fine della serata il cantiere dell’alternativa ha già parecchio materiale: primarie da decidere, Renzi da digerire, leadership da assegnare e alleanza da tenere insieme.