Il faccia a faccia
Donzelli smonta l’inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale a Fenix: “Vigliacca, pericolosa e fallimentare”
Giovanni Donzelli si è confrontato con il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, alla festa del movimento giovanile. L'inchiesta su Gn, la crisi dei migranti a Ceuta, la guerra in Ucraina e il caso Paragon sono stati tra gli argomenti principali del dibattito
Politica - di Gabriele Caramelli - 18 Settembre 2026 alle 12:14
Ci ha provato Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, a fare il simpatico sul palco di Fenix: «Mi metto a sinistra». Peccato per lui, la risposta puntuale è arrivata dal moderatore del panel intitolato Senza filtri, senza infiltrati, Andrea Piepoli: «Dove vuole direttore, basta che la vediamo». Un chiaro riferimento all’inchiesta del giornale online, intitolata “Gioventù meloniana” sul movimento giovanile di FdI, a cui Giovanni Donzelli – deputato e responsabile dell’organizzazione di FdI –ha affibbiato tre aggettivi ben precisi: «Vigliacca, pericolosa e fallimentare». Poi ha spiegato le motivazioni per le definizioni: «Vigliacca non solo per i ragazzi. Ci sono state grandissime inchieste sotto copertura sulla mafia e sul terrorismo. E lì è giustificato il “sotto copertura”. Vedere le barzellette, i cori o i canti che fanno ragazzi di 16 anni è un po’ diverso da scoprire un traffico d’armi internazionale».
Ma non solo: «Pericolosa perché avete drammaticamente generalizzato. Io e Giorgia Meloni, assieme ai dirigenti locali, siamo stati i primi a prendere provvedimenti verso chi aveva pronunciato frasi inopportune. Avete additato come facinorosa ed estremista una generazione di ragazzi in tutta Italia». Donzelli non ha dimenticato di sottolineare che nella proiezione della seconda puntata al Monk di Roma sia stata riprodotta una canzone dei 99 posse con la frase: «Se vedo un punto nero gli sparo a vista, c’ho un rigurgito antifascista». «Non ho sentito una sola parola di condanna né da lei, ne da Corrado Formigli in questa vergognosa assonanza».
“Vigliacca, pericolosa e fallimentare”, Donzelli smonta l’inchiesta di Fanpage dal palco di Fenix
Successivamente, Donzelli ha illustrato le conseguenze dell’inchiesta, «perché per mesi i nostri ragazzi in tutta Italia hanno avuto difficoltà a fare un voltantinaggio, ad organizzare iniziative all’università e si sono ritrovati ad aver paura di andare a scuola». Per un certo periodo, «appartenere a Gioventù nazionale voleva dire essere dei pericolosi estremisti e questa generalizzazione, questa disumanizzazione dell’avversario, sono la fine della democrazia». L’esponente di FdI ha poi denunciato con forza le «violenze incredibili» subite dai ragazzi di destra dopo l’uscita dell’inchiesta: «Nei mesi seguenti non ho trovato nessuna documentazione su Fanpage a proposito dei tavolini e dei gazebo assaltati dagli estremisti di sinistra».
Per concludere, l’esponente di FdI ha poi parlato del trauma che avevano vissuto i militanti dopo la scoperta dell’inchiesta nei loro confronti: «I giovani sono vulnerabili. Far sapere a questi ragazzi che qualcuno può nascondersi tra loro, giocare su questa debolezza, fingersi amico e militante, di condividere le stesse idee e di voler ridere e scherzare insieme, è umanamente disdicevole. Perché i traumi che si creano in quel 20enne o minorenne andranno avanti per una vita intera». Inoltre, quando Andrea Piepoli ha chiesto a Cancellato se sulle sue parole fosse stato applicato un taglia e cuci, il direttore ha spiegato di non poter rispondere a certe domande: «C’è un’indagine della procura in corso e io devo rispettarne il lavoro».
A Fenix si parla del caso Paragon
Si è parlato di tanti argomenti, oltre all’inchiesta di Fanpage. A partire dal caso Paragon, su cui Cancellato (il cui telefono è stato infiltrato dallo spywire Graphite) ha sostenuto di aver percepito dal governo «un fastidio, più che la volontà di risolvere un problema che un giornalista aveva avuto». Di tutta risposta, Donzelli ha espresso pubblicamente la sua solidarietà al giornalista per lo spionaggio subito, sottolineando che «Fratelli d’Italia e il centrodestra sono quelli che hanno chiesto con più determinazione al Copasir cosa fosse accaduto, anche su Casarini e Caccia. La relazione è pubblica: è emerso che i servizi e il governo Meloni non avevano nulla a che fare con le intercettazioni nel caso Cancellato». Inoltre, «il Copasir è entrato nelle sedi dei servizi italiani, ha inserito i numeri di telefono nei computer e ha verificato che il direttore di Fanpage non fosse stato intercettato».
La guerra in Ucraina
Quanto alla guerra in Ucraina, Cancellato ha detto che «dovremmo vedere cosa farebbe una maggioranza di sinistra al governo», faccio fatica a pensare che non andrebbe in continuità» con le scelte di sostegno a Kiev adottate dagli altri esecutivi italiani fino ad ora dallo scoppio del conflitto. La risposta di Donzelli non si è fatta attendere: «Sull’Ucraina abbiamo la stessa posizione di sempre. Giuseppe Conte ha cambiato idea da quando stava al governo ed ora che si trova all’opposizione dice tutt’altro».
«Se oggi comunque c’è una possibilità di arrivare alla pace – ha ripreso il deputato – è perché Kiev ha resistito fino ad ora, altrimenti sarebbe stata annientata. Abbiamo a cuore il destino del popolo ucraino e non può passare il principio che il più forte può annientare il più debole». Per quanto riguarda il tema della diserzione, di cui si è parlato parecchio anche a seguito delle parole della segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero, Donzelli ha spiegato che sarebbe terrorizzato se i suoi figli partissero per una guerra, «ma non gli insegnerei a disertare. Vorrei che imparassero come la patria vada difesa a tutti i costi».
La crisi dei migranti a Ceuta
Nel corso del panel, Cancellato ha criticato il governo Meloni per quello che ha definito «un atteggiamento ostile» nei confronti delle politiche migratorie spagnole dopo la crisi migratoria di Ceuta. Poi ha aggiunto che, anziché bloccare Schengen, «avremmo dovuto spingere per la ricollocazione e i flussi solidali». E ancora: «Molte persone vengono da noi perché scappano dalle guerre e altri ancora per cercare un futuro migliore». Donzelli ha risposto a queste affermazioni ricordando come funzionano gli arrivi clandestini: «Uno scafista non fa salire sul gommone una donna abusata o una persona che scappa dalle peggiori dittature, ma chi lo paga di più».
Per questo motivo bisogna «impedire gli sbarchi a chi usa i disperati come proiettili. Questa è la vera solidarietà». Poi ha concluso il ragionamento, evidenziando che «se non impariamo a difendere i nostri confini, rischieremo di essere sotto ricatto della Cina e della Russia, che potrebbero inondarci di migranti. Noi non possiamo permetterlo». Una posizione ferma per uno dei temi che dominano il dibattito pubblico, perfettamente allineata al programma del governo Meloni sul respingimento delle migrazioni illegali.