Tra Taranto e Matera
Caporalato in Puglia, sgominata rete di sfruttamento: 6 arresti. Calderone: «Quadro particolarmente grave»
Sei persone agli arresti domiciliari e 19 indagati. È il bilancio dell’operazione contro il caporalato condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura di Taranto, che ha portato alla luce un presunto sistema organizzato di sfruttamento di lavoratori stranieri nelle campagne tra Taranto e Matera.
Sull’inchiesta è intervenuta la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, che ha parlato di un «quadro particolarmente grave» e ribadito l’impegno nel contrasto allo sfruttamento della manodopera.
Calderone: «Legalità e dignità del lavoro non sono negoziabili»
L’operazione rappresenta «un ulteriore segno della costante attenzione e dell’impegno concreto nel contrasto al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera», ha dichiarato Calderone, ringraziando la Procura, i Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Taranto e i militari degli Ispettorati del Lavoro di Taranto e Matera.
«Quanto emerso restituisce un quadro particolarmente grave, caratterizzato da un sistema organizzato che avrebbe sfruttato condizioni di fragilità e bisogno di lavoratori stranieri, negando diritti, dignità e condizioni di vita adeguate», ha aggiunto la ministra. «La legalità e la dignità del lavoro non sono negoziabili».
Calderone ha assicurato che l’azione di contrasto proseguirà «con determinazione», anche attraverso una collaborazione sempre più stretta con l’Ispettorato nazionale del lavoro, tutelando al tempo stesso «le imprese sane che operano nel rispetto delle norme e della concorrenza leale».
Caporalato, il sistema di sfruttamento nelle campagne
L’indagine, avviata nel luglio 2023 a Ginosa, avrebbe consentito di ricostruire un’organizzazione dedita al reclutamento, all’alloggio e al trasporto di manodopera straniera verso aziende agricole della zona.
Un ruolo centrale lo avrebbe avuto un presunto promotore che, secondo gli inquirenti, gestiva il reclutamento dei braccianti, gli spostamenti, i rapporti economici con le imprese e il ritiro dei documenti personali. Gli investigatori hanno utilizzato anche droni e tracciati satellitari dei veicoli per individuare i punti di raccolta e ricostruire gli spostamenti.
Dalla Libia alle campagne italiane
Particolarmente dure le storie raccontate da alcuni braccianti. Diversi lavoratori sarebbero transitati dalla Libia, dove avrebbero subito privazioni della libertà e violenze, prima di attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni precarie.
In Italia sarebbero stati sistemati in seminterrati sovraffollati o baracche di lamiera, anche con impianti elettrici pericolosi, e sottoposti a lunghe giornate di lavoro sotto stretta sorveglianza. In un’azienda sarebbe stato installato persino un sistema di videosorveglianza per controllarli a distanza.
Le retribuzioni sarebbero state spesso inferiori ai minimi contrattuali, pagate in ritardo o, in alcuni casi, non corrisposte. Alcuni lavoratori avrebbero raccontato di non riuscire a garantire il necessario sostentamento ai propri figli.
Sicurezza sul lavoro quasi assente
Secondo l’inchiesta, i braccianti avrebbero lavorato senza adeguata formazione, visite mediche preventive e spesso senza dispositivi di protezione. In alcuni casi sarebbero stati costretti ad acquistarli personalmente, rischiando ritorsioni in caso di rifiuto.
Tra gli episodi ricostruiti c’è quello di un lavoratore caduto da una scala mentre raccoglieva agrumi. L’uomo, privo di contratto regolare, avrebbe suscitato nei responsabili soprattutto il timore di possibili controlli anziché preoccupazione per le conseguenze dell’infortunio.
Sequestrati beni per oltre un milione
Gli investigatori hanno individuato un patrimonio ritenuto incompatibile con i redditi dichiarati dal principale indagato: immobili, terreni, alloggi utilizzati dai lavoratori e diversi furgoni sono stati sequestrati per un valore complessivo stimato in oltre un milione di euro.
Dall’inchiesta sono emerse anche ipotesi di reato legate a corruzione, falso e truffa, con riferimento a presunti certificati medici falsi che sarebbero stati utilizzati anche per ottenere fondi pubblici.