Cacciari disintegra Vannacci in 6 parole: “Un fenomeno senza storia né cultura”… “A livello internazionale non conta nulla”
Non ci va tanto per il sottile Massimo Cacciari, ultimamente del resto si mostra in tv spesso spazientito e stanco di rimestare sempre sullo stesso fondo del barile. Così, un po’ per questo – forse –. E chissà per quanto altro di maggiormente inerente alle sue analisi e convinzioni, ieri sera, ospite nel salotto de La7 di Lilli Gruber, il filoso veneziano ha liquidato il generale sceso in campo con 6 parole che dicono tutto… Molto più di mille tediosi discorsi dotti e arringhe agguerrite: Vannacci? «Sul piano internazionale non conta nulla».
Cacciari in tv affonda Vannacci
Sì, perché quando Massimo Cacciari decide di smontare un fenomeno politico, lo fa senza concedere sconti, né alibi. E così, intervenuto in televisione per fare il punto sugli equilibri della destra e sul ruolo dell’Europa negli scenari internazionali, l’ex sindaco di Venezia ha letteralmente polverizzato l’icona Vannacci, liquidandolo con un’analisi politica e culturale rapida quanto stringente.
«Sul piano internazionale non conta nulla»
Di più. Alla domanda sui giochi d’alleanza e sulle tensioni a destra, Cacciari ha tirato dritto, spostando l’attenzione sulla totale irrilevanza dell’ex generale negli scenari globali. E asserendo con nettezza: «Le divisioni nella destra? Sul piano internazionale non contano nulla». Come a dire che i Vannacci in politica internazionale non hanno alcun peso specifico di rilievo. Nessun aplomb diplomatico, nessuna incisività sulle vere partite geopolitiche – a partire dai conflitti alle porte dell’Europa –. Ma soltanto tanto rumore di fondo.
Sulla politica europea e il ruolo (?) del generale
E non scivola neppure sulla domanda insidiosetta di Lilli Gruber sull’alleanza o meno tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci (tema inesistente quanto alacremente dibattuto). A cui replica tranchant: «Quello che conterebbe sarebbero governi europei che si muovessero per evitare situazioni catastrofiche e che portassero queste guerre alla fine. Non tanto alla pace, dato che è difficile, ma almeno a dei trattati. Invece la politica europea non è di pace…».
Cacciari, Vannacci chi? «Un fenomeno senza storia né cultura»
Poteva già bastare e invece… Invece la stoccata più affilata Cacciari la riserva per colpire al cuore dell’identità politica dell’eurodeputato, neo fondatore di Futuro Nazionale. Perché per Cacciari non si tratta nemmeno di agitazione ideologica o di fantomatici “ritorni del fascismo” – un’ossessione che, come noto, da tempo il filosofo bolla come una sciocchezza sventolata ad arte e innescata a orologeria – su cui, ancora ieri, è tornato a dire: «I nuovi fascismi non sono neanche questo. Sono un’altra cosa, molto più seria. E non sono più fascismi per ragioni tecniche. Non sto qui a spiegare – ha poi tagliato corto spazientito –, l’ho spiegato cento volte dappertutto».
«Basta col “pericolo del fascismo”: è assurdo questo discorso»
E concludendo brusco: «Basta. Non è più il pericolo del fascismo, è assurdo questo discorso»… Ma, il punto di vero, e quello su cui si sofferma Cacciari, è il vulnus del fenomeno Vannacci, su cui il filoso punge e rileva: «Il generale non ha cultura e humus dietro, né la storia dei grandi movimenti della destra. Non lo sottovaluto affatto: è lui che si sottovaluta da sé».
Una stroncatura senza possibilità d’appello
Dunque, senza nemmeno dover leggere troppo tra le righe, alla fine il giudizio è impietoso. Una stroncatura senza possibilità d’appello, che indica chiaramente, a detta di Cacciari, come mentre le grandi tradizioni delle destre europee – da quella francese a quella tedesca o spagnola – affondano le radici in un preciso e complesso retroterra storico e concettuale, il caso Vannacci nella rivisitazione del filosofo si riduce a un’operazione improvvisata. A un mero espediente tattico per occupare temporaneamente uno spazio tattico e mediatico rimasto ancora da colonizzare…
Come a dire che, tolti gli slogan acchiappavoti e la provocazione fine a se stessa, sotto il vestito (politico) resta un Re nudo, alla conquista di una corona ardua da ereditare e indossare…