"Pessimismo? No, realismo"
Massimo Cacciari fa a pezzi il campo largo: «Un’alleanza senza un’idea del mondo»
«Non è pessimismo, è realismo puro». Massimo Cacciari fa un’analisi impietosa del Campo largo, che definisce «un’alleanza senza un’idea del mondo».
Il Campo largo «senza un’idea del mondo»
Intervistato dal Corriere della Sera, il filosofo spiega che per il centrosinistra «è inevitabile» trovarsi costantemente diviso perché «un’unità politico-strategica non può nascere soltanto dal primum vivere». «Le coalizioni serie – prosegue – si costruiscono sulla base di analisi, di dibattiti, attraverso mozioni congressuali che stabiliscano modalità, termini e limiti dell’alleanza. E soprattutto nascono da partiti con un’organizzazione solida e gruppi dirigenti altrettanto solidi».
Né visione né discussione. A iniziare dai partiti
Tutti elementi senza i quali «non c’è coalizione che tenga», ma che al centrosinistra mancano. «Sulle grandi questioni, in particolare quelle internazionali, non si è visto lo straccio di una discussione vera. Né in un partito né nell’altro», sottolinea ancora l’ex sindaco di Venezia, chiarendo che «prima ancora di allearsi con altri, bisognerebbe aver maturato una propria visione» su cui poi «costruire l’unità interna».
I problemi, dunque, nascono prima delle intese tra i partiti: nascono nei partiti. Attengono a qualcosa di «più profondo». «L’unità – ricorda ancora Cacciari – manca dentro il Partito democratico tanto quanto dentro il Movimento 5 Stelle. Parlo di quell’unità che nasce da un confronto, magari anche duro, al termine del quale la linea è quella di chi ha vinto quello scontro, ma che prima ha ascoltato le idee degli altri. Funzionava così nel Pci, funzionava così nella Dc: la linea politica si costruiva a partire da idee che si misuravano tra loro».
Oltre le posizioni personali, niente
«Oggi, invece, non esiste alcuna analisi seria su cosa sia successo nel mondo negli ultimi trent’anni: nella ex Jugoslavia, nell’Europa orientale, in Medio Oriente. Nulla. Restano solo posizioni personali, anche rispettabili per carità, ma pur sempre individuali: non diventano mai discussione collettiva, tantomeno linea politica», constata ancora l’accademico, per il quale «precipita tutto sul contingente».
Cacciari: «Non è pessimismo, è realismo puro»
«Chi facciamo segretario? Chi è il più fotogenico? Chi candidiamo premier? Come ci mettiamo d’accordo? Dobbiamo fare la coalizione, certo, ma su cosa? È chiaro che alla fine vince il primum vivere e la coalizione si fa comunque. Ma i nodi restano tutti lì, irrisolti, perché nessuno li affronta davvero», conclude Cacciari, chiarendo che il suo «non è pessimismo, è realismo puro».