L'ex presidente della Regione
Piero Marrazzo, dallo scandalo trans alla riabilitazione pubblica: “Davo fastidio, qualche nemico si mosse…”
Quando gli è stato chiesto se le sue ex mogli e le figlie l'avessero perdonato, lui ha affermato che «il verbo giusto è: compreso». Ancora oggi, quando guarda al suo passato, prova un sentimento di malinconia per aver ferito gli amori più importanti della sua vita.
Dallo scandalo trans alla riabilitazione, ma con scarsa solidarietà per i guai personali, da parte della sinistra, incassata da Piero Marrazzo, che oggi, al Giornale, torna sulla sua decisione di dimettersi dopo la scoperta della sue frequentazioni sessuali e i ricatti subiti da finti poliziotti. «Sono stato presidente di regione sconfiggendo avversari di successo come Storace. Sono stato commissario sanità e rifiuti per Berlusconi, Prodi e di nuovo Berlusconi. Gli ultimi sondaggi mi davano al 65 per cento. Uno dei pochi presidenti di regione che non ha mai avuto un avviso di garanzia». Poi qualcosa è cambiato dopo lo scandalo giudiziario che lo coinvolse nel 2009, quando quattro carabinieri lo sorpresero in una casa con un transessuale, in un appartamento a via Gradoli, decidendo di filmare un video per ricattarlo. «Qualche avversario ha scelto la mia vita privata per colpirmi», ha sostenuto, per poi affermare di essere stato affondato dalla vicenda e di essersi dimesso «anche se non avevo commesso nessun reato».
Marrazzo: «Sono stato un vigliacco con mia moglie, ma qualcuno decise di farmi fuori»
Quando gli viene chiesto perché avesse deciso di lasciare l’incarico lui ha risposto con un detto: «Perché la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto». Sulla situazione che l’ha coinvolto non gli piace «parlare di complotto. Però so che il mio ritiro ha fatto comodo a molti». Quando gli è stato chiesto a chi desse fastidio, lui ha risposto di aver «governato e toccato interessi in tutti i settori. Tutti sapevano che non ero corrotto. La mia eliminazione ha fatto comodo soprattutto alla politica». Ha anche ammesso di essere stato ingenuo e che «l’ingenuità in politica è reato».
La prima domanda che gli ha fatto il suo psicanalista, d’altronde, è stata proprio questa: «Perché sei stato ingenuo?». Poi Marrazzo si è posto autonomamente un’altra domanda: «Cosa mi ha spinto a stare in una casa di via Gradoli con una donna transessuale?», a cui ha risposto che l’aveva spinto il desiderio». «C’è anche chi mi ha chiesto di fare coming out – ha proseguito -, ma anche il mio psicanalista si è messo a ridere: “Quale coming out? Tu sei eterosessuale”». Per lui «la transessualità esprime per certi versi iperfemminilità. Nella testa di un eterosessuale maschio fa crescere elementi immaginari nel corpo di una donna».
«Sono vittima di strumentalizzazioni, non di fraintendimenti»
Parlando ancora del suo caso, Marrazzo ha spiegato che «il tradimento non è una debolezza è il segnale di un disagio profondo». Dopo il suo libro “Storia senza eroi”, i giornalista ha sostenuto di non essere vittima di fraintendimenti, ma di strumentalizzazioni e lo dimostrerebbe il fatto che «dopo 15 anni qualcuno si oppone al mio ritorno in Tv». Ma lui ha affermato di essere uscito dal vortice in cui era finito: «il giorno dopo la sentenza della Cassazione contro i carabinieri vennero da me Giulia Diletta e Chiara. Le mie tre figlie. Mi dissero solo tre parole: “papà, mo’ basta”».
Sono state le sue ex mogli e le sue figlie a dover fare i conti con il giudizio delle persone, come ha spiegato, ricordando che la colpa è stata sua: «Io sono stato un vigliacco, perché dovevo avvertire mia moglie Roberta di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie. Questo è quello che io mi porto addosso».
Il rapporto con le ex mogli e con le figlie dopo il caso
Quando gli è stato chiesto se le sue ex mogli e le figlie l’avessero perdonato, lui ha affermato che «il verbo giusto è: compreso. C’è un verbo che viene dal latino: compassione. Cum-patire. Soffrire insieme. La pietas è facile, la regali, la compassione è difficile, va vissuta. Le mie figlie e le mie ex mogli non si sono sottratte. Chi vuole puntare il dito contro di me lo punti. Ma su questo, non su altro. Se uno punta il dito contro di me io lo guardo negli occhi e gli dico, o le dico: “Hai ragione”».
Inoltre, c’è stato un momento in cui temeva di non essere compreso dalle figlie, ma loro «non si sono mai allontanate da me. Sono state tre leonesse. Erano lì a proteggermi. Mi ricordo una volta in traghetto per Stromboli. Qualcuno fece un apprezzamento volgare contro di me. Loro lo distrussero». Nell’intervista, l’ex governatore del Lazio ha spiegato che Marco Pannella, dopo l’accaduto, gli ha dimostrato vicinanza. C’è una cosa che non ha mai detto fino ad ora e di cui ha deciso di liberarsi durante l’ultima intervista: «Un uomo può avere una storia sentimentale con una transessuale. Io non la ho avuta e ho scelto la via più semplice: la prostituzione». Ancora oggi, quando guarda al suo passato, prova un sentimento di «malinconia per aver ferito gli amori più importanti della mia vita».