Convenienze da doppia morale
Paradosso Salis, traccheggia sul dovuto agli ex assistenti licenziati ma fa partire decreti ingiuntivi per riavere i suoi libri
L'eurodeputata di Avs si fa pignorare lo stipendio per non aver saldato le spese legali dopo il licenziamento dei collaboratori, ma usa il pugno di ferro per farsi restituire qualche volume
Siamo alle solite. Ossia, alle prese con l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, protagonista di un ennesimo ed esilarante paradosso legale per cui, mentre la paladina delle occupazioni abusive liquida con disinvoltura una condanna di primo grado da 300mila euro per aver licenziato in tronco e senza giusta causa i suoi due ex collaboratori parlamentari, si riscopre improvvisamente intransigente custode della proprietà privata… Cosa che, stando alla notizia divulgata oggi da Il Giornale, avrebbe fatto scattare un decreto ingiuntivo contro una delle sue ex assistenti per riavere indietro una manciata di volumi lasciati in consegna durante la detenzione a Budapest.
Ilaria Salis batte cassa per i suoi libri, ma sfreccia sui 300mila euro agli ex assistenti
Eppure, stando alla ricostruzione del quotidiano milanese, a differenza dell’esponente Avs comodamente seduta sugli scranni europei, la destinataria dell’ingiunzione, Valentina Dadda – una dei due licenziati insieme al collega Francois Gelmetti – ha subito restituito i volumi. Saldando persino le spese legali liquidate. Tanto che, scrive Il Giornale: «La Dadda le ha ridato i libri e le ha anche pagato le spese di giustizia: a differenza dell’eurodeputata, che dopo essere stata condannata per il licenziamento illegale della Dadda e dell’altro assistente Francois Gelmetti non ha ancora versato un euro di risarcimento».
La lotta per la casa e l’assenteismo sul tema lavoro
E a sua discolpa cosa avrebbe detto Ilaria Salis? Lo riporta sempre Il Giornale: «Non sapevo il numero di conto corrente e non sapevo della sentenza», ha spiegato la ex insegnante oggi in prestito alla politica europarlamentare. Una distrazione che si può forse comprendere a causa della impegnativa attività cui la ex maestrina rivela di essersi nel frattempo dedicata: la schedatura delle case che a Milano vengono messe sul mercato a prezzi troppo alti».
La lezione di stile degli ex assistenti di Ilaria Salis
Insomma: una lezione di stile che contrasta platealmente con la condotta dell’europarlamentare. Salis, infatti, dopo aver visto respinta la richiesta di sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado, non solo – come resocontato nei giorni scorsi dal nostro giornale – continua a non versare un euro dei 300mila euro dovuti agli ex dipendenti. Ma, al momento, sembra non aver pagato nemmeno i circa 7mila euro di spese legali scaturiti dall’istanza rigettata. Una morosità che ha costretto i legali della controparte a promuovere il pignoramento del conto corrente su cui le viene accreditata la profumata indennità di Strasburgo…
Quelle distrazioni singolari dovute a “emblematiche” lacune…
La giustificazione dell’esponente della sinistra rosso-verde di Bonelli e Fratoianni? Dice di non aver ricevuto gli atti. Di ignorare le coordinate bancarie. E di non conoscere l’esatto importo preteso. Distrazioni singolari. Lacune emblematiche – e quelle sì, immediatamente “esecutive” nei fatti – forse dovute al tempo impiegato e all’impegno profuso nella sua nuova crociata milanese: la schedatura pubblica delle case affittate a prezzi alti, bollata come «follia classista».
Sensibilità militante a corrente alternata: casa sì, lavoro no?
La solita “sensibilità” militante a corrente alternata ma in servizio effettivo e permanente sul tema abitativo, dimostrata da parte di chi, prima di conquistare il seggio europeo, i problemi immobiliari li risolveva occupando abusivamente gli alloggi popolari e accumulando debiti con l’Aler. Di certo, comunque, non la stessa preoccupazione emersa sul tema lavoro nei confronti dei suoi ex dipendenti…
Ilaria Salis e le preoccupazioni militanti selezionate
Ma tant’è: ora gli avvocati degli ex collaboratori sembrano voler porgere un ramoscello d’ulivo, dichiarandosi pronti a fermare le procedure esecutive se Salis intenderà finalmente saldare il dovuto. Resta l’istantanea di una doppia morale tutta a sinistra: inflessibile e solertemente operativa quando si tratta di pretendere la restituzione della propria biblioteca personale. Sorda e “distratta” da altro di fronte alle sentenze dei giudici del lavoro e alle ragioni dei suoi ex compagni.