Altri guai in vista
Ilaria Salis contesta il conto e scatta il pignoramento: gli avvocati degli assistenti licenziati battono cassa
L'importo oggetto del provvedimento sarebbe pari a circa 7mila euro. Il conto interessato sarebbe quello sul quale vengono accreditate anche le indennità spettanti all'eurodeputata di Avs
Pignorato un conto corrente di Ilaria Salis. Dopo la condanna in primo grado a versare circa 300mila euro complessivi a due ex collaboratori parlamentari, Salis ha presentato appello chiedendo anche la sospensione dell’esecuzione della sentenza. Secondo quanto riportato dal Giornale e ripreso dal Corriere della sera, la vicenda avrebbe ora portato al pignoramento presso terzi del conto corrente dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra per il mancato pagamento di alcune spese legali. L’importo oggetto del provvedimento sarebbe pari a circa 7mila euro. Il conto interessato sarebbe quello sul quale vengono accreditate anche le indennità spettanti a Salis come europarlamentare.
Altri guai per Ilaria Salis: pignorato un conto corrente dell’europarlamentare
Rieccoci qua: lo scontro esploso a luglio e deflagrato intorno a Ilaria Salis, condannata dal Tribunale del Lavoro di Milano a risarcire oltre 300 mila euro a due suoi ex assistenti – riconoscendo loro un risarcimento complessivo di circa 300 mila euro: 153 mila euro a Gelmetti. E 147.900 a Dadda, secondo quanto già riportato negli atti della vicenda – per aver chiuso anticipatamente i loro contratti di collaborazione nel 2025 senza giusta causa torna a covare sotto la cenere.
Il licenziamento dei collaboratori, il processo e il risarcimento
Come noto, all’epoca dei fatti naturalmente la versione dell’eurodeputata, che ha successivamente impugnato la decisione in appello, evidenziava a sua discolpa un grave deterioramento del rapporto fiduciario con i collaboratori. Oltre a presunte inadempienze da parte loro. Come alla doglianza di non essere stata tempestivamente informata del giudizio di primo grado. Una circostanza che le avrebbe impedito di esercitare il proprio diritto di difesa…
L’antefatto e il rinvio all’Appello
Eppure, come scriveva l’Adnkronos a luglio, «proprio l’assenza di una residenza costa all’europarlamentare, contumace per l’intero procedimento, una condanna a oltre 300mila euro. È quanto stabilito dal giudice Franco Caroleo del Tribunale di Milano-Sezione Lavoro, con una sentenza in possesso dell’Adnkronos, che accoglie le richieste di due ex collaboratori assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto». I quali avrebbero «cercato invano di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza».
L’appendice che scrive un nuovo capitolo dello scontro in atto
Questo l’antefatto dunque. Oggi il capitolo successivo che aggiorna la vicenda entrando nel vivo di uno scontro che sembra farsi sempre più incandescente. Nell’attesa che la Corte d’Appello si pronunci nel merito del maxi risarcimento con l’udienza fissata per ottobre, la battaglia legale registrerebbe un ulteriore passaggio in estate. Secondo le indiscrezioni di stampa trapelate sulle fonti citate poco sopra, Ilaria Salis avrebbe promosso due procedimenti civili per ottenere la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado e degli atti con cui gli ex collaboratori puntavano a riscuotere le somme riconosciute dal tribunale. Le richieste sarebbero state respinte. E l’eurodeputata sarebbe stata condannata al pagamento delle spese legali relative.
In attesa del secondo grado di giudizio
Ebbene, sarebbe proprio l’omesso versamento di tali spese legali ad aver spinto i legali dei due ex dipendenti ad aggredire le giacenze del conto corrente bancario dell’europarlamentare – sul quale confluirebbero anche le indennità europee – per recuperare coattivamente i 7 mila euro accessori. Fermo restando che la partita principale da 300 mila euro resterebbe sospesa in attesa dell’esito del secondo grado di giudizio. E la speranza di Ilaria Salis, a quanto è dato di capire, resta sempre quella verbalizzata a luglio preannunciando ricorso. E bollando la vicenda come “ai limiti del surreale”: “Confido che l’appello farà piena chiarezza”… Ma intanto si batte cassa…