Azioni di buonsenso
Un braccialetto svela se nel bicchiere c’è la droga dello stupro: come si presenta e come funziona il “drink check test”
Dopo anni in cui l'invito di certi ambienti è stato a "educare i figli" invece che "proteggere le figlie", tornano messaggi chiari di autotutela rivolti alle ragazze: l'iniziativa per rendere più sicura la movida
Anche a Roma è iniziata la distribuzione di un braccialetto che rivela la presenza di droghe nei drink. Si tratta di un’iniziativa promossa nell’ambito del Piano Roma Notte, predisposto da prefettura e Comune, che prevede anche la distribuzione di etilometri e di fischietti per attirare l’attenzione in caso di pericolo. La prima distribuzione dei braccialetti è avvenuta venerdì sera nella zona di Termini, dove sono stati allestiti dei gazebo con la presenza di tutor della notte, che saranno estesi anche ad altri quartieri della movida. Si tratta di un’iniziativa meritoria, non solo per i suoi effetti pratici, ma anche perché segna un ritorno concreto a messaggi di buonsenso e di autoprotezione nei confronti delle ragazze, dopo anni in cui lo slogan dominante in certi ambienti e in certe piazze è stato affidato ai cartelli in cui la frase “proteggete le vostre figlie” era sbarrata a favore di “educate i vostri figli”.
Il ritorno del buonsenso
E se non c’è dubbio che l’educazione dei figli sia necessaria, è altrettanto indubbio che, in attesa che il mondo diventi un posto senza pericoli, anche la protezione delle figlie lo sia. Partendo dalla sua prima frontiera: l’autotutela. “Il messaggio che vogliamo dare è: devi essere sempre vigile e presente a te stessa, anche quando ti stai divertendo”, ha spiegato il vicecapo di gabinetto del Campidoglio con delega alla protezione civile e alla sicurezza, Giuseppe Napolitano, al Messaggero, che ha dato conto della distribuzione dei braccialetti. “Vogliamo attivare degli anticorpi di autoprotezione e ricordare – ha aggiunto – alle ragazze che è importante rimanere attente e osservare chi prepara il cocktail e dove. Piccoli accorgimenti, come quello che se stai camminando da sola in città è il caso di togliere le cuffiette per anticipare possibili problemi che un udito azzerato non avverte”.
Parole di buonsenso, che solo qualche tempo fa però avrebbero potuto comportare un linciaggio mediatico di chi le pronunciava, travolto dall’onda del neofemminismo in salsa woke. Il femminismo storico, invece, ha continuato a fare della responsabilità delle ragazze verso se stesse un tema centrale, come dimostra la pubblicazione, in piena ondata “educazione dei maschi”, di un libro di Paola Tavella dal titolo Contrattacco! Ribellarsi e difendersi dalla violenza maschile: non un manifesto ideologico, ma un manuale denso di consigli pratici simili a quelli che ora arrivano anche dal Campidoglio, dal rimanere vigili quando si gira da sole al non lasciare incustodito il proprio drink.
Il precedente di Venezia
Ora questo approccio sembra tornare centrale nel dibattito pubblico, trovando una concreta applicazione pratica in iniziative istituzionali: prima di Roma, c’è stata Venezia, dove migliaia di kit per svelare la presenza di droghe nei drink sono state distribuite gratuitamente nelle farmacie. La prima volta in occasione del 25 novembre dello scorso anno, la seconda in occasione dell’ultimo 8 marzo, su iniziativa di Federfarma con la collaborazione del consiglio regionale veneto e in particolare della consigliera di FdI, Laura Besio.
Il braccialetto che rivela la presenza di droghe nelle bevande
Il “drink check test” è una stringa di carta, che a Roma – come spiega il Messaggero – si presenta in forma di braccialetto con il logo del Comune. Ha due aree centrali colorate a forma di goccia, protette da una pellicola. L’area con le gocce rileva l’eventuale presenza di Ghb, la cosiddetta “droga dello stupro”, o di ketamina. Il braccialetto viene distribuito in bustine sigillate, che presentano un simbolo come quello delle farmacie e hanno all’interno le istruzioni per l’utilizzo.
Come si presenta e come funziona il “drink check test”
Per usarlo bisogna rimuovere la pellicola che copre il simbolo delle due goccioline e versare una goccia del drink nella zona reagente, dopo due o tre minuti, una volta che il liquido si è asciugato, arriva il responso: se lo spazio dedicato diventa blu, c’è una forte probabilità che la bevanda sia stata alterata.