Guerra all'esecutivo
Bollo, il governo sforbicia l’odiosa tassa, ma la rossa Emilia spara l’aumento. FdI: la giunta revochi il rincaro del 10% previsto per il 2026
Il governatore De Pascale rifiuta il taglio promosso dal centrodestra e giustifica i rincari chiamando in causa la sanità. La replica dell'opposizione: «I fondi statali ci sono, si tagli la burocrazia invece di tassare il ceto medio»
Bollo auto, la rossa Emilia Romagna ipoteca la tassa e aumenta il balzello per fare la guerra al governo. La giunta regionale dell’Emilia-Romagna revochi l’aumento del 10% sul bollo auto previsto per il 2026 e intervenga sui costi della burocrazia sanitaria, per rendere più efficiente il Servizio sanitario regionale, piuttosto che utilizzare la richiesta dei 5 miliardi di euro sul Fondo sanitario nazionale come giustificazione politica per opporsi alla riduzione della tassa di circolazione promossa dal governo Meloni.
Bollo auto 2026, scontro in Emilia-Romagna: FdI chiede di revocare l’aumento del 10%
Facendo seguito all’annuncio della premier, riguardante l’abolizione del bollo auto nel 2027 per alcune categorie di veicoli, Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) interroga l’esecutivo regionale chiedendo conto dei crediti legati all’evasione e all’omesso pagamento del bollo auto in Emilia-Romagna per gli anni finanziari dal 2021 al 2025. E sollecitando azioni straordinarie di recupero per rimpinguare le casse regionali, superando dunque la logica dei continui aumenti tariffari.
La rossa Emilia ipoteca il bollo auto: la sinistra aumenta i balzelli e fa la guerra al governo
Praticamente, mentre il governo Meloni traccia la rotta per alleggerire la pressione fiscale sui cittadini – ventilando tagli e rimodulazioni al bollo auto – dalle parti di Bologna la musica ha tutta un’altra intonazione. Nella “rossa” Emilia-Romagna, infatti, la priorità dell’esecutivo regionale guidato da Michele De Pascale sembra viaggiare in direzione ostinata e contraria: mantenere e difendere il previsto aumento del 10% della tassa di circolazione già messo in cantiere per il 2026.
A sollevare il caso è la capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Marta Evangelisti, che con un’interrogazione dai toni circostanziati ha chiesto alla giunta di fare un passo indietro. E di revocare la stangata sulle auto dei cittadini emiliano-romagnoli. Il paradosso, sottolinea la consigliera di FdI, sta nelle cifre e nella logica politica: il piano del governo centrale di alleggerire il tributo comporterebbe per le casse di Viale Aldo Moro un minor introito teorico di circa 550 milioni di euro, che verrebbero però interamente compensati dallo Stato, garantendo la tenuta dei saldi di bilancio locali.
«L’intervento legislativo statale, stimato in un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro a livello nazionale – ha spiegato Evangelisti – è finalizzato ad alleggerire la pressione fiscale sui ceti medi e sulle fasce di reddito più basse. La gestione della tassa automobilistica è attribuita direttamente alle singole Regioni per il finanziamento dei rispettivi bilanci».
Lo scontro tra realtà pragmatica e ideologia infondata
E ancora. «Il taglio del bollo si tradurrà, per la sola Emilia-Romagna, in un minor introito teorico di circa 550 milioni di euro. Cifra che verrebbe interamente coperta dalle casse dello Stato, garantendo l’invarianza dei saldi di bilancio regionale. Ebbene, nonostante le rassicurazioni in tal senso, il presidente Michele De Pascale ha espresso una netta contrarietà. Liquidando l’azzeramento del tributo come una misura “dal sapore elettorale”. Una posizione che appare marcatamente ideologica e infondata, visto che i contribuenti trarrebbero beneficio dalla misura».
Bollo tirato per la giacchetta dalla sinistra emiliano-romagnola
Ossia, da Bologna arrivano solo barricate ideologiche. Con il governatore De Pascale che ha rispedito al mittente l’ipotesi di azzeramento o riduzione della tassa, bollandola come un’operazione «dal sapore elettorale». E subordinando qualsiasi discussione a un ipotetico stanziamento straordinario di 5 miliardi per la sanità. Una giustificazione che, secondo l’opposizione, nasconde la reale natura del problema: la gestione locale.
«Il presidente – ha proseguito Evangelisti – ha subordinato la bontà della misura sul bollo auto alla concessione da parte del governo di uno stanziamento straordinario di 5 miliardi di euro sul Fondo sanitario nazionale (Fsn). Tuttavia, è opportuno ricordare che la carenza di risorse nella sanità dell’Emilia-Romagna non è imputabile alle decisioni del governo centrale, che ha costantemente incrementato il Fsn ai massimi storici. Bensì a scelte gestionali e organizzative locali che hanno prodotto disavanzi nei bilanci delle singole Aziende sanitarie locali, e lunghe liste d’attesa per i cittadini».
Insomma, le difficoltà della sanità emiliano-romagnola non derivano dai tagli di Roma – visto che il Fondo sanitario nazionale ha raggiunto vertici storici –. Bensì da inefficienze e disavanzi delle Asl locali. Invece di far cassa aumentando i tributi al ceto medio, la Regione farebbe bene a recuperare i crediti accumulati con l’evasione del bollo tra il 2021 e il 2025 e a tagliare i costi della burocrazia.
Insomma, il contrasto è servito: da una parte c’è chi lavora per sforbiciare i balzelli automobilistici. Dall’altra chi preferisce mettere l’ipoteca sulle tasche degli automobilisti pur di difendere il vecchio modello di spesa.