Ricostruzione senza fondamento
Caso Attanasio, dall’Espresso fango sul governo. Mantovano: “Ricostruzioni false e calunniose”. Pronto ad adire le vie legali
In merito all’articolo pubblicato dal settimanale L’Espresso, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, “smentisce ogni ricostruzione relativa a presunte pressioni o interventi volte a far ritirare esposti o documenti legati alla tragica scomparsa dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo”. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi. “Le notizie riportate sono destituite di fondamento, lesive dell’onorabilità della Presidenza del Consiglio e del Sottosegretario medesimo. Mantovano riserva di adire le vie legali nei confronti di chiunque contribuisca alla diffusione di tali ricostruzioni false e calunniose”, concludono le stesse fonti.
Caso Attanasio, Mantovano contro la ricostruzione dell’Espresso
La smentita del sottosegretario alla presidenza del Consiglio arriva immediata dopo la diffusione del contenuto di un’inchiesta de L’Espresso dal titolo che è tutto un programma: “Caso Attanasio: l’ombra di Chigi dietro l’oblio”. Sottotitolo: “Sull’agguato all’ambasciatore svelano una regia istituzionale, dove la fredda ragion di Stato ha soffocato la ricerca delle responsabilità penali”. Secondo l’inchiesta del settimanale diretto da Emilio Carelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano avrebbe tentato di ottenere il ritiro di un esposto che conteneva possibili informazioni di reato sull’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista del World Food Programme Mustapha Milambo, avvenuta il 22 febbraio 2021 in Repubblica Democratica del Congo. La ricostruzione – replica netto e chiaro Mantovano- è “destituita di fondamento”.
“Notizie lesive dell’onorabilità della presidenza del Consiglio”
Della tragica vicenda Attanasio si è riparlato a poche settimane dalla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma. A settembre la Procura di Roma ha depositato la richiesta di archiviazione per la seconda tranche d’inchiesta. I familiari di Luca Attanasiohanno annunciato una dura opposizione alla scelta dei magistrati. Sono passati cinque anni e mezzo dopo l’agguato costato la vita all’ambasciatore italiano Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci, oltre che all’autista Mustapha Milambo. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del secondo filone dell’inchiesta, rimasto contro ignoti.
L’archiviazione avanzata dalla Procura dui Roma
Al centro c’erano i sei cittadini congolesi che avevano confessato alle autorità di Kinshasa di aver partecipato all’attacco del 22 febbraio 2021. Condannati in primo grado all’ergastolo nella Repubblica democratica del Congo, hanno poi ritrattato quelle confessioni davanti agli investigatori italiani. I sei furono ascoltati dai carabinieri del Ros nel corso di tre missioni in Congo, alla presenza di un avvocato e nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento italiano. È proprio durante questi interrogatori che la loro versione cambiò: sostennero che le confessioni rese alle autorità congolesi fossero state estorte con la forza. Una circostanza che, in assenza di ulteriori elementi verificabili, ha impedito agli inquirenti italiani di sviluppare ulteriormente questa pista. La Procura ha cercato di approfondire anche elementi emersi da alcune inchieste giornalistiche, ma la mancata collaborazione giudiziaria congolese ha di fatto impedito nuovi accertamenti. Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, è così arrivato alla richiesta di archiviazione.