Campo largo in tilt
Schlein e compagni col mal di woke, FdI tira fuori i pop corn: “Lo rinnegano come fecero col comunismo”
Il mal di woke attraversa il centrosinistra e resta senza una cura condivisa. Pochi giorni prima che Giuseppe Conte aprisse il caso nel campo largo, il Financial Times si era posto la domanda che agita i progressisti anche oltreoceano: “Perché un socialista deve necessariamente essere anche woke?”.
Nell’estate italiana la risposta del leader M5s è arrivata secca: “Alla sinistra non serve”, perché “il nemico da combattere è questa società di diseguali”. L’ex premier raccoglie l’assist di Alexandra Ocasio-Cortez e – già in pieno clima primarie – accelera nel duello sotterraneo con Elly Schlein, accreditandosi come leader di una sinistra più popolare, attenta ai diritti ma orientata al sociale. Italia Viva concorda, Avs insorge, Più Europa contesta la stessa premessa.
“La dignità delle persone non si divide in categorie”, tuona il responsabile diritti dem ed europarlamentare Alessandro Zan con una linea affine alla sinistra spagnola di Pedro Sanchez, affiancando lavoro, casa, salute e istruzione al diritto “ad amare, ad autodeterminarsi, a vivere liberi e senza discriminazioni”. “Adesso si svegliano tutti. A cominciare dai dem americani”, osserva invece Matteo Renzi, intestandosi le prime battaglie contro “l’ubriacatura woke”. La capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita, è ancora più netta: “Le teorie woke fanno male alla sinistra”.
Una lettura che non trova il favore di Avs. “Chi ha chiesto di cancellare feste nazionali, abbattere statue, importare la cancel culture?”, ribatte Elisabetta Piccolotti rovesciando la domanda e definendo “semplicemente una menzogna” l’accusa di aver sacrificato il sociale sull’altare dei diritti civili. In Italia la cultura woke è “un fantasma agitato dalla destra” per contrapporre diritti e giustizia sociale, rincara la collega eurodeputata Ilaria Salis, bollando la disputa come una “stupidaggine colossale”.
Malan sulla sinistra che rinnega il woke: lo fecero anche col comunismo
La destra, alla finestra, assiste divertita alla seduta di autocoscienza del campo largo. E tira fuori i pop corn. “Ora la sinistra tenta di sganciarsi dal woke: dopo averlo sostenuto, dopo aver approvato leggi per imporlo, dopo aver rovinato vite, dopo aver detto che non esiste, ora lo rinnega”. Lo scrive sui social il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
Si tratta, attacca, della “stessa procedura seguita per il comunismo, per l’odio verso le imprese private, per la proprietà privata, poi per il pericolo di raffreddamento globale causato dall’uomo”. “Tra qualche anno rinnegheranno anche il catastrofismo climatico e forse persino il gender. Come sempre, dopo aver fatto danni immensi”, aggiunge.
La Lega la trasforma in una terapia di gruppo e affida all’intelligenza artificiale una vignetta-sfottò con Schlein, Conte, Renzi e Giorgio Gori seduti in cerchio sotto la scritta ‘Prima riunione degli wokisti anonimi’. “Mi chiamo Giuseppe Conte e non sono più woke da due giorni”, si confessa il presidente del M5s davanti agli altri leader progressisti.
“Vedove della schwa, degli asterischi, della cancel culture, del ddl Zan”, li sbeffeggia il Carroccio, brindando a quello che considera un “dietrofront collettivo”.
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