Un Paese allo sbando
Sánchez chiede aiuto a re Felipe VI, ma a Ceuta si razionano pane e acqua: “Servono ai migranti”
Il governo socialista spagnolo tenta la carta della Corona per riaprire il dialogo con Rabat, mentre nell’enclave aumentano le difficoltà quotidiane e le forze dell’ordine denunciano condizioni insostenibili
Esteri - di Alice Carrazza - 22 Agosto 2026 alle 14:25
A Ceuta si contano le baguette, si razionano le bottiglie d’acqua e tra gli agenti impegnati alla frontiera si diffonde la scabbia. A tre settimane dagli ingressi illegali del 30 e 31 luglio, la crisi migratoria si misura ormai sugli scaffali dei supermercati e nelle condizioni di chi dovrebbe garantire la sicurezza. Il governo socialista di Pedro Sánchez, intanto, prova a uscire dall’angolo chiedendo aiuto a re Felipe VI per riaprire il dialogo con il Marocco. Ma mentre Madrid si affida alla Corona, nell’enclave spagnola sono i residenti a pagare il prezzo di un’emergenza sempre meno governabile.
Pane e acqua razionati a Ceuta
La fotografia più immediata arriva dai cartelli comparsi in alcuni esercizi commerciali. «A causa della situazione attuale, limitiamo provvisoriamente la vendita delle baguette a due pezzi per cliente. Ci scusiamo per il disagio», si legge in un avviso riportato da La Gaceta.
Un supermercato della catena Dia ha introdotto restrizioni anche sulle consegne dell’acqua: «Informiamo i nostri clienti che, per il servizio a domicilio, il quantitativo massimo di acqua in bottiglie da 1,5 litri è di quattro confezioni per consegna».
Secondo le fonti consultate dal quotidiano spagnolo, alcuni commercianti destinerebbero una parte delle scorte ai cittadini marocchini arrivati nelle ultime settimane, riducendo conseguentemente i quantitativi disponibili per il resto della clientela. Una ricostruzione che restituisce la pressione esercitata su una città alle prese anche con servizi sanitari sotto stress, tensioni nelle strade e segnalazioni di aggressioni, comprese quelle a sfondo sessuale sulle quali Vox, il partito della destra iberica guidato da Santiago Abascal, ha chiesto accertamenti.
Sánchez cerca aiuto e chiama il re
Davanti a questo scenario, l’esecutivo progressista prova a giocare una carta finora rimasta sul tavolo: quella della diplomazia monarchica. Secondo El País, un ministro avrebbe contattato la Casa reale per sondare la disponibilità di Felipe VI a telefonare personalmente a Mohamed VI.
L’obiettivo ufficiale sarebbe «ringraziare» Rabat per avere riaccolto gran parte degli immigrati entrati nell’enclave a fine luglio. La conversazione, tuttavia, non sarebbe ancora avvenuta: il sovrano starebbe valutando tempi e opportunità dell’iniziativa, insieme all’ipotesi di una visita a Ceuta, la prima dalla sua salita al trono.
La prudenza non è casuale. Il Marocco continua a rivendicare Ceuta e Melilla e qualsiasi gesto compiuto in questa fase rischia di assumere un significato politico ulteriore. Madrid, intanto, ha evitato di attribuire a Rabat responsabilità «dei gravi incidenti avvenuti a fine luglio o della mancata azione delle sue forze di polizia», chiamando invece in causa «social network e mafie non identificate».
Resta però un dato politico: se dopo tre settimane serve l’intervento del re, i canali ordinari percorsi dal governo Sánchez non hanno prodotto una soluzione sufficiente.
Bonus agli agenti, ma si moltiplicano i contagi
Sul fronte interno, il ministero guidato da Fernando Grande-Marlaska ha annunciato compensi aggiuntivi per gli appartenenti alla Polizia nazionale e alla Guardia civil impiegati nell’emergenza. Le somme saranno definite soltanto alla fine delle operazioni.
Sindacati e associazioni denunciano da giorni turni estenuanti, carenza di mezzi e condizioni igieniche inadeguate. Proprio mentre arrivava l’annuncio dei bonus è emerso il primo caso di scabbia tra gli agenti della Guardia civil, dopo i contagi segnalati tra oltre venti militari e almeno due poliziotti.