È scontro
Putin martella le città ucraine, e Kiev porta la guerra fino a Mosca: attacco con 620 droni. E il Cremlino se la prende con Londra
Dieci morti a Kharkiv, colpiti anche porti e infrastrutture. Il Cremlino comincia a minacciare pure la Gran Bretagna, mentre le nuove rampe russe per i velivoli senza pilota allarmano la Nato
La guerra in Ucraina corre ormai lungo una doppia traiettoria: Mosca continua a colpire città, porti e infrastrutture ucraine. Mentre Kiev porta i suoi droni sempre più in profondità nel territorio russo. A Kharkiv un attacco missilistico russo ha ucciso almeno dieci persone e ne ha ferite altre otto. Danneggiati abitazioni, un bar, un ufficio postale, un negozio e almeno sette veicoli. Nella regione di Zaporizhzhia, invece, un drone attribuito alle forze russe ha ucciso un uomo di 43 anni e una donna di 41. Il capo dell’amministrazione militare locale, Ivan Fedorov, aveva segnalato per tutta la serata del 17 agosto ripetute minacce di incursioni con droni e bombe aeree guidate.
La più vasta incursione contro Mosca
Sul fronte opposto, il Cremlino denuncia uno dei più imponenti attacchi ucraini dall’inizio della guerra. Tra lunedì sera e le cinque di martedì mattina, secondo le autorità russe, 620 droni sarebbero stati lanciati contro la Capitale e la regione circostante. Il sindaco Sergey Sobyanin ha riferito che 180 velivoli sono stati distrutti nell’area della capitale. E che i servizi di emergenza sono intervenuti nei punti di caduta dei detriti.
I numeri, non verificabili in modo indipendente, superano quelli già comunicati per la notte tra il 15 e il 16 agosto, quando l’esercito di Putin aveva segnalato l’arrivo di 600 droni e l’abbattimento di 201 apparecchi. La Tass definisce l’ultima incursione il maggiore tentativo di attacco contro la capitale russa degli ultimi due anni. I raid hanno colpito anche un magazzino dell’azienda di commercio elettronico Wildberries e altri impianti nei dintorni di Mosca. Almeno tre persone, tra cui una bambina di dieci anni, sarebbero rimaste ferite.
Non solo. L’escalation apre ora un nuovo fronte diplomatico con Londra. L’ambasciata russa nel Regno Unito ha accusato il governo britannico di essere diventato «complice e coautore» degli attacchi, sostenendo che droni di fabbricazione britannica siano stati impiegati per colpire obiettivi in profondità. «Più profondo sarà il suo coinvolgimento nel conflitto e maggiore sarà il suo sostegno alla macchina terroristica di Kiev, più alto sarà il prezzo che pagherà», avverte Mosca. Secondo il Sunday Times, nella produzione dei velivoli sarebbe coinvolta anche una controllata di Bae Systems.
Porti sotto attacco e allarme ai confini Nato
Nella precedente ondata notturna la Russia aveva lanciato 128 droni contro l’Ucraina: Kiev sostiene di averne abbattuti o neutralizzati 106, ma segnala impatti in quattordici località. A Kramatorsk sono morte almeno due persone e undici sono rimaste ferite. Attacchi sono stati registrati anche nelle regioni di Kherson, Sumy, Dnipropetrovsk, Kharkiv e Zaporizhzhia.
A Odessa è stato colpito prima un centro commerciale e poi il sistema portuale. Una nave civile battente bandiera togolese è rimasta danneggiata, e quattro membri dell’equipaggio sono stati feriti. Il bilancio complessivo delle operazioni più recenti, secondo le autorità coinvolte, è di almeno nove morti e 43 feriti, ai quali si aggiungono le vittime dell’ultimo attacco su Kharkiv.
La minaccia per l’Europa
La pressione si allarga intanto verso i confini dell’Alleanza Atlantica. Riga ha confermato che il drone abbattuto il 14 agosto nello spazio aereo lettone da un caccia italiano della Nato proveniva dalla Bielorussia. Un’inchiesta del Telegraph, basata su immagini satellitari, ha inoltre individuato 59 piattaforme russe per il lancio di droni a lungo raggio distribuite in dieci località. Alcune consentirebbero, almeno potenzialmente, di raggiungere Polonia, Romania, Turchia e Paesi baltici.
Kiev ha risposto autorizzando l’impiego del nuovo drone a lungo raggio Dovbush T40. E tornando a chiedere sanzioni europee contro Rosatom, il più grande produttore di elettricità in Russia. Ma resta il problema della difesa: secondo la Cnn, la scarsità di intercettori avrebbe costretto almeno una batteria Patriot ucraina a non aprire il fuoco da settimane. Una vulnerabilità pesante, mentre la guerra aerea entra in una fase ancora più estesa e difficile da contenere.