Il sondaggio
Arriva l’autunno, torna Landini in piazza: per l’88% dei lettori la Cgil fa ormai solo opposizione politica
Su 1.563 partecipanti appena l’1% considera le mobilitazioni una normale attività sindacale. Il 10,9% distingue invece tra le singole battaglie
Arriva l’autunno, tornano le piazze e, con una puntualità che ormai alimenta anche la polemica politica, torna Maurizio Landini. Ma per i lettori del Secolo d’Italia il punto non è più soltanto quanti scioperi proclami la Cgil. È quale ruolo abbia deciso di ritagliarsi il suo segretario generale nel confronto con il governo Meloni.

I numeri fotografano una percezione molto marcata. Su 1.563 partecipanti, l’88% ritiene che la Cgil stia svolgendo soprattutto un ruolo di opposizione politica all’esecutivo, tanto da assimilarla nella risposta proposta a un «partito contro il governo». Appena l’1% considera invece le proteste contro le decisioni dell’esecutivo una normale espressione dell’attività sindacale. Più prudente il 10,9%: difendere i lavoratori sì, trasformare ogni vertenza in scontro politico no.
L’ennesimo sciopero
A dare sostanza al giudizio espresso dai lettori basta guardare il calendario. Il 14 ottobre la Cgil Toscana ha proclamato l’ennesimo sciopero generale regionale contro i cosiddetti “Pacchetti Sicurezza” e in solidarietà con le 36 persone citate a giudizio per i fatti del 3 ottobre 2025 a Massa. Quel giorno, al termine di un corteo pro-Pal, i manifestanti occuparono per circa 50 minuti i binari della stazione di Massa Centro, bloccando la circolazione ferroviaria e impedendo il transito di due convogli regionali. E Massa, allora, fu soltanto un pezzo di una mobilitazione molto più ampia che portò il caos in mezza Italia. Ora Landini tornerà proprio lì per chiudere il cerchio.
Tre giorni dopo, il 17 ottobre, nuova piazza nazionale a Roma con Via Maestra. E qui il perimetro si allarga ancora: fisco, salari, precarietà, sanità, welfare, sicurezza, guerre. Insomma, chi più ne ha più ne metta ma sempre “in nome della Costituzione antifascista”.
Il rischio, per Landini, è il più antico della politica: voler occupare ogni piazza e finire per lasciare sguarnita la propria. Perché quando un sindacato pretende di avere una parola su tutto, prima o poi, qualcuno — i lavoratori che tanto millanta di difendere — comincia a chiedersi non soltanto che cosa stia dicendo, ma soprattutto a nome di chi. E allora il problema non è più quanti cortei si riescano a convocare o quante bandiere si portino in strada: è capire se, questo scontro politico perpetuo contro la destra, non si finisca per rendere sempre meno riconoscibile proprio quella che dovrebbe restare la propria missione.