La prontezza nostra
Caccia italiani abbattono un drone nei cieli della Lettonia. Riga a Roma: “Grazie per aver difeso i cieli Nato”
Due eurofighter sono decollati dalla base lituana di Šiauliai, uno ha intercettato e abbattuto il velivolo sopra una zona disabitata. L’origine resta da accertare, ma potrebbe trattarsi di un drone ucraino deviato dalla guerra elettronica russa
Esteri - di Alice Carrazza - 14 Agosto 2026 alle 14:33
Sono stati gli Eurofighter italiani a chiudere, nella notte tra giovedì e venerdì, l’allarme scattato sul fianco orientale della Nato. Due caccia dell’Aeronautica militare, schierati nella base di Šiauliai, in Lituania, sono decollati d’urgenza dopo l’ingresso di un drone non identificato nello spazio aereo della Lettonia. Uno dei velivoli ha intercettato e abbattuto l’obiettivo sopra un’area disabitata nella regione nord-orientale di Balvi, non lontano dal confine russo.
Da Riga è arrivato subito il ringraziamento all’Italia. «Siamo grati ai nostri alleati italiani per il loro servizio nella missione Nato di difesa aerea del Baltico e per aver garantito l’integrità dello spazio aereo della Nato», ha scritto su X la ministra degli Esteri lettone Baiba Braže. «Un velivolo senza pilota straniero è stato abbattuto la scorsa notte dai nostri alleati italiani sopra la Lettonia orientale». Il messaggio, accompagnato dalle bandiere dei due Paesi e dall’hashtag “We are Nato”, è stato rilanciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
Augsti novērtēju Saeimas deputātu doto uzticību ārlietu ministres pienākumu pildīšanai.
Tas ir svarīgs apliecinājums vienotas un profesionālas 🇱🇻 ārpolitikas īstenošanai, stiprinot mūsu valsts drošību un labklājību un rūpējoties par mūsu cilvēkiem.
— Baiba Braže (@Braze_Baiba) April 19, 2024
L’intercettazione coordinata dalla Nato
Insieme ai due eurofighter italiani — caccia di punta della difesa aerea, capaci di sfiorare i 2.500 chilometri orari e assemblati a Torino —Caselle sono decollati anche due F-16 turchi dalla base estone di Ämari. L’operazione è stata coordinata dal Centro combinato delle operazioni aeree della Nato di Uedem, in Germania, e dal Comando aereo alleato di Ramstein. Dopo l’identificazione certa, uno dei caccia italiani ha ricevuto il via libera per neutralizzare la minaccia.
Non un’esercitazione, dunque, ma un intervento reale compiuto da militari italiani a difesa del confine dell’Alleanza. Estonia, Lettonia e Lituania non dispongono di propri caccia e affidano la sorveglianza dei cieli alla rotazione degli alleati. Il passaggio dalla tradizionale attività di “Air Policing” alla difesa aerea consente ora alla Nato di reagire con maggiore flessibilità anche contro droni e minacce provenienti da diverse direzioni. «La Nato è pronta e in grado di rispondere a qualsiasi potenziale minaccia 24 ore su 24, sette giorni su sette, per proteggere il nostro territorio e la nostra gente», ha ribadito la portavoce dell’Alleanza Alison Hart.
Le ipotesi sul drone
L’origine del velivolo non è stata ancora confermata. Le Forze armate lettoni hanno però spiegato che sarebbe entrato nello spazio aereo nazionale in conseguenza di un’attività russa di guerra elettronica. Secondo alcuni media ucraini, tra cui Ukrainska Pravda, potrebbe trattarsi di un drone di Kiev finito fuori rotta mentre partecipava all’attacco contro il porto russo di Ust-Luga, nei pressi di San Pietroburgo.
Nella stessa notte il governatore della regione di Leningrado ha riferito dell’abbattimento di 51 droni e di un incendio divampato nell’area portuale. La rotta più breve verso Ust-Luga passa vicino ai confini orientali di Lettonia ed Estonia. Per ora, tuttavia, resta un’ipotesi: le autorità lettoni, in base a quanto riportato da Reuters, stanno cercando e analizzando i frammenti dispersi in una zona boschiva nei pressi di Rugāji.
La mappa estesa della guerra
L’allerta, diramata in cinque regioni lettoni, è terminata alle 4.50. Quasi contemporaneamente un altro drone è precipitato in Romania, a cinque chilometri dal confine ucraino, senza provocare danni. Bucarest ha precisato che il velivolo volava a una quota troppo bassa per essere individuato dai radar. La Romania condivide con l’Ucraina 614 chilometri di frontiera e, dall’inizio dell’invasione, ha registrato ripetute violazioni dei propri cieli, oltre alla presenza di mine alla deriva lungo le rotte commerciali ed energetiche del Mar Nero. Ma l’allargamento geografico del rischio coincide con un nuovo inasprimento sul terreno: Mosca ha rivendicato la conquista di Novonikolaevka, nel Donetsk, mentre gli attacchi russi contro Kramatorsk hanno provocato un morto e quindici feriti; a Zaporizhzhia sono rimasti colpiti anche una donna di 25 anni e un bambino di cinque.
A misurare il costo dell’escalation sono soprattutto i dati dell’Onu: a luglio in Ucraina 437 civili sono stati uccisi e 2.610 feriti, con un aumento complessivo del 30% rispetto a giugno e del 70% rispetto allo stesso mese del 2025. Tra le vittime figurano 17 minori uccisi e 166 feriti, il dato più grave dall’aprile 2022. Sullo sfondo, Mosca respinge intanto la proposta turca di una tregua nel Mar Nero, mentre il ministro degli Esteri moscovita Sergej Lavrov annuncia operazioni «molto più dure» contro le strutture che sostengono lo sforzo militare ucraino. «Non è un caso che sempre più voci, provenienti da diverse parti del nostro spazio comune, chiedano di fermarsi immediatamente. Non andrà così. È un’ipotesi che non può essere presa in considerazione».