Il racconto del giornalista
Attrezzatura e macchina sequestrata, la “ripicca” contro il cronista del Tg2 a Ceuta: “Un eccesso di zelo”
Secondo il cronista della Rai, i controlli sulla troupe sono stati il prodotto di un «eccesso di zelo». Poi ha sottolineato che dopo aver lasciato l'automobile e tutti gli attrezzi del mestiere, gli inviati sono stati costretti a lasciare il porto a piedi
Esteri - di Gabriele Caramelli - 14 Agosto 2026 alle 13:44
Fermato, sottoposto a duri controlli alla frontiera e obbligato a lasciare l’automobile, oltre al resto dell’attrezzatura. Ciò che è accaduto a Lorenzo Lo Basso, giornalista del Tg2 arrivato giovedì sera a Ceuta per documentare quanto sta avvenendo nella città spagnola, assume le sembianze di una ripicca spagnola. È stato proprio il cronista ha raccontare la propria disavventura ad Agorà Estate su La7: «Ieri notte, era l’una circa, siamo sbarcati, abbiamo esibito il nostro passaporto italiano e a quel punto hanno approfondito i controlli».
Poi ha aggiunto che gli agenti «hanno notato le telecamere in auto e ci hanno detto che non saremmo potuti entrare con l’attrezzatura. Ci hanno spiegato che serviva un’autodichiarazione, gratuita, che non avevo fatto perché nessuno mi ha mai informato che ci fosse qualsiasi tipo di restrizione». «Io sono già stato qui otto giorni durante la prima ondata migratoria e nessuno ha mai controllato me o la mia troupe – ha ripreso -. Evidentemente i controlli sono stati potenziati».
Controlli serrati al giornalista del Tg2 a Ceuta: la ripicca della Spagna
A seguito dei controlli, Lo Basso ha spiegato di aver avuto soltanto due scelte davanti agli agenti: lasciare tutto il materiale utile per il documentario oppure tornare indietro. Ma in questa storia c’è un altro dettaglio che lascia a dir poco sorpresi: «Ho spiegato loro che stamani avrei avuto il collegamento con la tv italiana e che sarei stato disposto anche a consegnare il mio passaporto per tornare oggi e formalizzare tutto, ma sono stati irremovibili». E così, alle due del mattino, lui e la troupe sono stati costretti a lasciare il porto a piedi senza gli attrezzi del mestiere. «Siamo stati gli unici a essere fermati, perquisiti e controllati in questo modo – ha ricordato -. Tutti gli altri passeggeri sono andati via. Da quella nave sono sbarcate un centinaio di auto e solo la nostra è stata sottoposta a questo trattamento».
«Un eccesso di zelo»
Quanto alla modalità dei rigidi controlli doganali, Lorenzo Lo Basso ha affermato che si è trattato di un «eccesso di zelo». Gli agenti «sono stati molto cordiali ma assolutamente poco elastici – ha spiegato -. Non so se in questa vicenda abbiano giocato un ruolo i famosi controlli rafforzati alle frontiere spagnole nei confronti degli italiani». Stamattina, Lo Basso è tornato a svincolare la macchina e l’attrezzatura: «Abbiamo perso altre due ore…».