Sospensione di 15 giorni
Procreazione assistita, scambio di provette al San Raffaele. “Errore umano”. Il Ministero chiude il laboratorio
L'ospedale si scusa ma per l'esperto con le tecniche moderne l'errore era evitabile
A causa di un errore umano, è stato compiuto nel luglio scorso uno scambio di provette durante il trasferimento di un embrione al Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Raffaele di Milano. Per “una errata interpretazione della sequenza delle pazienti sul programma operativo” il transfer è stato fatto sulla seconda paziente della lista. In pratica è stato impiantato a una donna un embrione di un’altra coppia. A riportare la vicenda è oggi La Repubblica. E’ il motivo per cui due giorni fa la Regione Lombardia e il ministero della Salute hanno fermato per 15 giorni il laboratorio di Embriologia del Centro.
La replica dell’ospedale: “Addolorati e vicino alle coppie”
L’ospedale , si legge in una nota, “sta garantendo alle coppie direttamente coinvolte la massima assistenza e disponibilità, nel pieno rispetto della loro riservatezza, e continuerà a fornire loro tutte le informazioni necessarie con trasparenza e tempestività, come già fatto durante gli incontri avvenuti nei giorni scorsi” e “continuerà a collaborare con le autorità competenti e a fornire gli aggiornamenti opportuni, nel rispetto della privacy delle coppie coinvolte e delle verifiche in corso”, dicendosi fortemente “rammaricato e dispiaciuto per l’errore umano”.
L’esperto: “L’errore si poteva prevenire”
“Anche se si tratta di eventi rarissimi, lo scambio di provette avvenuto durante il trasferimento di un embrione, impone una forte riflessione. Oggi, grazie alle moderne tecnologie, è praticamente impossibile incorrere in questi errori. Esistono, infatti, dei sistemi di tracciamento altamente tecnologici in grado di tracciare prima i gameti, ovvero spermatozoi e ovociti, e successivamente gli embrioni in tutte le fasi di un programma di procreazione medicalmente assistita”. Lo afferma Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione.
Nei Centri di Pma più grandi, prosegue Greco, all’apparato elettronico viene affiancato anche un sistema di monitoraggio umano da parte degli operatori, al fine di essere sicuri di non effettuare scambi né di gameti né di embrioni. Inoltre, prima di trasferire l’embrione viene sempre effettuato il riconoscimento della paziente. “Nei centri che effettuano la diagnosi genetica preimpianto – conclude – è poi possibile svolgere l’analisi genetica dell’embrione per fornire un ulteriore livello di controllo e sicurezza. Dopo i diversi episodi accaduti si dovrebbe quindi valutare l’opportunità di rendere obbligatorio il sistema Witness in tutti i centri di procreazione medicalmente assistita”.