Nuove perle quotidiane
Primarie sì, primarie no. Nella ‘tarantella’ quotidiana c’è chi nel Pd “La butta in vacca”. L’attacco di Parisi e il realismo di Bettini
L'ex ministro attacca Speranza, l'ideologo della sinistra cerca ancora il fatidico, quanto temuto, programma e i grillini rispolverano il voto online: a sinistra manca ancora tutto, tranne le interviste. Intanto nel m5s si parla di voto online
Politica - di Alice Carrazza - 27 Agosto 2026 alle 11:56
La dichiarazione-perla del giorno sulle primare la pronuncia il democratico Arturo Parisi: «Il Pd la butta in vacca». Più che una diagnosi politica, ormai, è il bollettino quotidiano del campo largo. Una coalizione senza nome, senza programma, senza candidato premier e perfino senza un metodo per sceglierlo. In compenso, possiede un patrimonio inesauribile di interviste, dichiarazioni fiume e “liti familiari” che si riversano sui giornali nelle calde giornate estive d’agosto.
Perché sì, il confronto interno non si svolge più nelle direzioni di partito o negli uffici dei leader, ma sulle pagine dei giornali, dove ciascuno recita la parte del pragmatico mentre accusa gli altri di aver perso il contatto con la realtà.
La perla del giorno di Parisi
Parisi, sul Foglio, se la prende con Roberto Speranza, che aveva definito le primarie «un clamoroso autogol». Così, l’ex titolare della Difesa risponde secco: «Mi ha fatto arrabbiare. Dentro un ragionamento pieno di spunti meritevoli, perché buttarla in vacca così?». E paragona l’idea di aggirare la sfida Schlein-Conte candidando un diciassettenne o un partigiano quasi centenario a una proposta «da premio Nobel per la Pace a Trump».
Speranza, del resto, aveva indicato la strada definitiva per mantenere in vita il campo largo: evitare accuratamente di scegliere. Niente primarie, niente vincitore, nessuno sconfitto e soprattutto nessun chiarimento agli elettori. Una terapia omeopatica applicata alla politica: diluire il problema finché non resta più neppure la coalizione.
Conte e Schlein “si guardino negli occhi”
Il professor Parisi, che dell’Ulivo fu uno degli architetti, ricorda ai nipoti progressisti che prima o poi Schlein e Conte dovranno parlarsi «guardandosi negli occhi», affrontando almeno due dettagli trascurabili: la politica estera e la guida dell’alleanza. Perché la gara, assicura, è «apertissima». E perché continuare a simulare convergenze inesistenti affidandosi ai soliti «come no?» lascia alla sinistra una sola strategia elettorale: sperare che gli avversari commettano più errori.
Bettini “pompiere” tema la “tarantella”
Nel grande “canzoniere del centrosinistra” arriva allora “il piddino” Goffredo Bettini, che intervistato da Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano, veste i panni del pragmatico e intona il ritornello: «Prima il programma». Teme che riparta una «tarantella» infinita su regole e metodi, e propone di instaurare tra gli alleati «un clima di amicizia» più sincero. Prima ancora di Palazzo Chigi, dunque, servirà probabilmente una seduta di terapia di gruppo. Bettini vorrebbe anche una «deontologia delle primarie»: critiche bandite, polemiche vietate, risultato accettato solennemente e vincitore privo di «velleità di comando solitario». Una competizione elettorale, ma senza competere troppo, per non turbare, certo, “l’amicizia”.
I grillini son rimasti al voto online
I pentastellati o ex grillini che dir si voglia, invece, sembrano partecipare a un dibattito parallelo. Non si parte dal programma. Non si parte dal nome del candidato premier. È una questione di metodo. Il capogruppo alla Camera del M5s Riccardo Ricciardi, propone primarie aperte a chiunque, anche con il voto online, senza preregistrazioni né tessere. Anche se prima, precisa, andranno individuati «principi e valori». “Almeno quelli”, vien da chiedersi visto che nulla è deefinito. Il programma infatti, come da 4 anni a questa parte, può attendere: al momento è urgente decidere quale pulsante premere. E offre la frase destinata a completare l’antologia quotidiana: «Non dobbiamo essere l’argine a Meloni, dobbiamo essere il fiume». Un po’ pro-Pal, un po’ Ungaretti.
Il problema è che questo fiume non possiede ancora né una sorgente né una foce. Schlein e Conte hanno entrambi «le carte in regola», l’ex ministro della Salute vorrebbe non giocarle, Parisi pretende che vengano scoperte, Bettini chiede prima il regolamento e Ricciardi rispolvera i vecchi cavalli di battaglia, la democrazia in digitale. Più che un campo largo, è una gargantuesca assemblea di condominio: tutti chiedono parola, nessuno approva il bilancio e dal piano di sopra continua ad arrivare acqua. Forse è il fiume.