Il report dell'Iss
West Nile, aumentano i casi di contagio del virus in Italia ma diminuisce la mortalità
Lo scorso anno 27 decessi, mentre nel 2026 sono morte diciassette persone a causa del morso della zanzara tigre
Dall’inizio della sorveglianza al 26 agosto sono stati segnalati in Italia 432 casi confermati di infezione da West Nile Virus (Wnv) nell’uomo (312 nel report precedente), di cui 223 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (di cui 3 casi importati: 1 Maldive, 1 Francia e 1 Belgio), 63 casi asintomatici identificazioni in donatori di sangue, 144 casi di febbre (1 caso importato da Burkina Faso) e 2 casi con altri sintomi. Lo afferma il quinto bollettino della sorveglianza coordinata dall’Iss. Tra i casi confermati sono stati notificati 17 decessi (di cui uno in un caso importato). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive fin ora segnalate e confermate, è pari al 7,2 per cento (nello stesso periodo del 2025, 13,9 per cento).
Il registro dei casi
Lo scorso anno nello stesso periodo erano 430 i casi segnalati con 27 decessi. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive finora segnalate e confermate, è pari al 7,7 per cento (13,9 per cento nel 2025). Salgono a 66 le Province con dimostrata circolazione del Wnv appartenente a 17 Regioni: Piemonte, Lombardia, PA di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nello stesso periodo sono stati segnalati 10 casi di Usutu virus (6 Lombardia, 1 Emilia-Romagna, 1 Marche, 1 Lazio, 1 Piemonte).
La profilassi
Tante Asl e comuni italiani stanno intensificando la profilassi nei territori. Sono state implementate le disinfestazioni, soprattutto in Sardegna, laddove si sono registrati dieci ricoveri nelle ultime due settimane. Particolare attenzione viene riservata ai ristagni di acqua. Dietro la particolare diffusione della West Nile vengono individuati fattori ambientali ed epidemiologici precisi: acque stagnanti e ricche di sostanze organiche, presenza degli uccelli che costituiscono il serbatoio naturale del virus, temperature notturne elevate, inverni più miti e una crescente vicinanza tra aree abitate e habitat favorevoli alla Culex pipiens, la zanzara principalmente coinvolta nella trasmissione del virus.
I dati positivi: il caso Latina
Latina passa dai 171 casi nel 2025 ai 23 registrati al 19 agosto di quest’anno, con una riduzione dell’87%. Nell’intero Lazio il dato passa da 197 a 48 casi nel confronto proposto dall’analisi. Un risultato che non autorizza ad abbassare la guardia. Anzi Roma registra 21 casi contro i 20 del confronto precedente, mentre le forme neuro-invasive salgono da 7 a 12.