Prese di distanze
Vauro scarica Ranucci: “Non sto con lui, ha partecipato al teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo”
Nuove presa di distanza dall’universo di sinistra da Sigfrido Ranucci. All’elenco di chi non si sente di condividere le scelte del vicedirettore Rai si è aggiunta nelle ultime ore una voce apprezzatissima e seguitissima dall’intellighenzia: il ‘simpaticissimo’ Vauro. Il vignettista che tanto fa sorridere e riflettere la sinistra non ha realizzato vignette sull’argomento ma ha messo nero su bianco il suo pensiero sui social network: “Giusto per chiarire. In questa vicenda tra il grottesco e lo squallido che evidenzia i livelli di mediocrità desolanti nei quali e sono sprofondate trasversalmente sia la politica che l’informazione nel nostro Paese io non sto con Ranucci perché, aldilà di ogni questione giudiziaria, consapevolmente o meno, si è fatto partecipe del teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo da tempo”. Infine Vauro chiosa: “Non sto con Ranucci, non sto con chi lo attacca per biechi motivi di bassa politica non sto con chi ne fa un martire (lui stesso per primo) per ottuso schieramento. Allora dove sto? Sto da un’altra parte. Questo è sicuro”.
Il ‘dialogante’ documento degli inviati di Report
Intanto in attesa delle decisioni della Rai sul futuro ruolo del vicedirettore Ranucci e sulla conduzione del programma di RaiTre, gli inviati di Report – i cui compensi sono stati pubblicati nelle scorse settimane da Il Tempo accendendo un dibattito nella pubblica opinione sulla portata delle retribuzioni – hanno inviato un documento ‘dialogante’ sul loro punto di vista sul futuro della trasmissione nata con Milena Gabbanelli prima di passare il timone a Sigfrido Ranucci. E gli inviati dicono no “a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report” sostenendo che altra scelta differente sarebbe ritenuta “ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento. È ormai evidente come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico. Lo si evince dalla violenza con cui, prendendo a pretesto l’indagine giudiziaria sull’attentato, alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza hanno preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, con il chiaro intento di delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico. Ci auguriamo perciò che la Rai intenda tutelare uno dei suoi marchi più prestigiosi non solo dal punto di vista della qualità e ma anche degli ascolti e che voglia continuare a garantire l’autonomia che in tutte le democrazie europee viene attribuita a simili trasmissioni di giornalismo investigativo”.
Un prossimo documento in cui indicano direttamente loro i nomi?
Violenza ed evidenza per gli inviati della trasmissione del servizio pubblico: “Per questa ragione – affermano – alla luce della ridda di nomi circolati nelle ultime settimane, esprimiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capo autore esterno alla guida di Report. All’interno della redazione ci sono infatti già le professionalità necessarie, che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina del programma. Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma”.
Se gli inviati di Report invieranno anche un altro documento indicando direttamente loro i nomi di chi vogliono alla conduzione del programma del servizio pubblico si saprà solo nei prossimi giorni. Visti i toni ‘dialoganti’ scelti per sollecitare l’azienda del servizio pubblico nulla è escluso, neanche che considerino ‘ostile’ o un ‘commissariamento’ non scegliere direttamente loro chi, come e perché prenderà in mano le redini del programma.