I numeri impietosi
Emilia Romagna, Puglia e Toscana: la mappa del disastro sanitario nelle regioni ‘rosse’. Il ‘modello virtuoso’ che non esiste più
I pronto soccorso al collasso, le liste d’attesa infinite e la fuga del personale medico disegnano la mappa della crisi sanitaria
La mappa della crisi nelle tre regioni: addio modello emiliano
Il vecchio modello di eccellenza emiliano cede sotto i colpi del declino. La regione simbolo della sanità pubblica efficiente affronta un deficit miliardario. Per far quadrare i conti, le singole AUSL stanno riducendo i letti di degenza, bloccando il turn-over del personale e ridimensionando le guardie mediche territoriali. I tempi di attesa nei principali ospedali (Bologna, Modena, Reggio Emilia) per i codici minori superano regolarmente le 8-10 ore, provocando proteste sindacali e dei cittadini. La Regione ha chiuso il bilancio consuntivo con un disavanzo sanitario ridotto a 70 milioni di euro, rispetto ai 194 dell’anno precedente, ma tagliando fortemente i servizi.
La Toscana in ginocchio
Se Bologna piange, Firenze non ride. Per alleggerire i pronto soccorso, la Toscana ha introdotto i Centri di Assistenza Urgente, ma la transizione sta creando confusione negli utenti e sovraccarichi sui medici di continuità assistenziale. Mancano all’appello centinaia di infermieri e medici specialisti (soprattutto in anestesia, pediatria e medicina d’urgenza), costringendo il personale in servizio a turni massacranti. Il buco di bilancio della sanità toscana ha imposto una spending review interna che rallenta l’aggiornamento dei macchinari e l’acquisto di nuove tecnologie. Il “rosso” complessivo delle aziende sanitarie regionali è salito a 340 milioni di euro (+72% rispetto all’anno precedente).
La Puglia di Decaro affonda
La Puglia di Antonio Decaro ha 349 milioni di euro di deficit ereditati da Michele Emiliano. Per una mammografia o una risonanza magnetica nelle ASL pugliesi (Bari, Taranto, Lecce) si superano spesso i dodici mesi di attesa, spingendo chi può verso il privato e penalizzando le fasce deboli. I giovani medici abbandonano gli ospedali pugliesi per trasferirsi in regioni settentrionali o all’estero, attirati da contratti migliori e strutture meno stressate. I piccoli ospedali riconvertiti non riescono a fare da filtro, scaricando l’intera domanda di salute sui grandi nodi (come il Policlinico di Bari), costantemente in emergenza barelle. I bandi per i pronto soccorso vanno deserti. I medici preferiscono le strutture private o le cooperative di “gettonisti” per evitare turni massacranti e aggressioni.
I dati sulle liste di attesa
La Puglia ha tempi media di liste di attesa del 56,2%: è la penultima regione italiana. Toscana ed Emilia vanno meglio, con una media del 77% ma sono quattordicesime in classifica.
Tre regioni privatizzate
Giani, De Pascale e Decaro amministrano tre regioni diverse che, però, hanno un unico comune denominatore: la sanità, nonostante l’aumento considerevole delle risorse voluto dal governo Meloni, è di fatto privatizzata. L’idea di una pubblica amministrazione in grado di coprire i bisogni tramonta. Come i modelli di un tempo.