Il mistero pugliese...
Arrestato il camionista: sulle armi era stata applicata una banda adesiva Nato non veritiera. Le indagini della Procura
Un furgone con targa francese sbarca a Bari da una motonave proveniente dalla Grecia. Un normale controllo della Guardia di Finanza. Poi, l’incredibile scoperta: all’interno del mezzo sono stipati cinque contenitori militari. Tre di questi nascondono i micidiali missili Akeron, tra le armi anticarro più potenti e sofisticate al mondo, classificate a tutti gli effetti come materiale da guerra. Il giallo del porto di Bari, di cui parla Repubblica, porta alla ribalta un possibile giro di traffico internazionale di armi.
La vicenda e l’arresto
Scatta l’arresto per il camionista, Regis Claude Albert Normand, un quarantaseienne d’oltralpe la cui ditta – intestata alla moglie – non possiede alcuna licenza per muovere materiale bellico. È il fotogramma di un vero e proprio giallo che si è consumato nel porto del capoluogo pugliese e che solleva pesanti interrogativi non solo di natura giudiziaria, ma soprattutto sui canali di transito delle armi nel cuore dell’Europa.
Il trucco del nastro adesivo: armi vere spacciate per inerti
I dettagli che emergono dall’inchiesta della Procura di Bari delineano uno scenario inquietante. Sulle armi era stata applicata, con del banale nastro adesivo, una banda blu: il codice Nato che identifica i simulacri inerti, quelli utilizzati per l’addestramento. Peccato che una perizia specializzata disposta dall’Esercito Italiano abbia scrostato quel nastro, portando alla luce la colorazione giallo-nera. Un verdetto inequivocabile: quelle sotto il nastro erano armi vere, pronte all’uso.
Un espediente grossolano ma efficace per ingannare le dogane, che la gip ha definito senza mezzi termini come una contraffazione finalizzata a “occultare la vera natura del munizionamento”. A rendere il quadro ancor più torbido c’è una documentazione definita “di dubbia attendibilità”: timbri discordanti, date piene di refusi e, soprattutto, la totale assenza delle autorizzazioni tassativamente richieste dalla legge italiana per il transito di materiale bellico sul nostro territorio.
La difesa: “Tutto regolare, è materiale Nato”
Di tutt’altro avviso la difesa dell’autotrasportatore, affidata all’avvocato Fabio Schino, che respinge con forza la tesi del contrabbando di armi. Secondo la versione difensiva, spalleggiata dal colosso francese degli armamenti Mbda, si tratterebbe di un trasporto istituzionale e perfettamente legittimo, autorizzato dal Ministero della Difesa di Parigi. I missili, secondo questa linea, sarebbero rientrati da una base Nato a Creta dopo interventi di riparazione e sarebbero privi di capacità offensiva.
Ed evidenzia che “la regolarità dell’intera operazione è comprovata da una licenza individuale di trasferimento rilasciata dal Ministero della Difesa francese, valida fino al 26 gennaio 2027, che autorizzava espressamente il trasferimento temporaneo verso la destinazione greca”, con viaggio di andata dalla Francia alla Grecia (trasporto terrestre fino al porto di Sète e successivo inoltro marittimo verso il porto di Suda a Creta) e ritorno attraverso il porto di Bari, dove il furgone è stato fermato. Il legale, “nel ribadire la piena fiducia nel lavoro dell’autorità giudiziaria di Bari, che ha già disposto accertamenti tecnici supplementari, – concludono – confida che l’esito delle indagini consente di riconoscere nel più breve tempo la legittimità dell’operazione e di conseguenza la necessità di porre fine alla privazione della libertà personale dell’indagato”
Resta però un dato oggettivo: se l’operazione fosse stata davvero trasparente e istituzionale, perché affidarla a una ditta civile priva di credenziali? Perché usare documenti approssimativi e apporre bande adesive per camuffare il carico? Interrogativi ancora aperti.