Tutta un'altra storia
Stava salvando un uomo o era in bagno? Le due versioni di Ranucci sulla stessa telefonata di Gabanelli smontate in un video
Una telefonata, due racconti e due scenari che più diversi non potrebbero essere. Da una parte Sigfrido Ranucci sporco di sangue dopo aver soccorso un motociclista gravemente ferito; dall’altra Ranucci che riceve la stessa, decisiva chiamata di Milena Gabanelli mentre è in bagno.
A mettere le due versioni una accanto all’altra è Gino Zavalani, autore di un video pubblicato sui social da Esperia. E la domanda, inevitabile, è quella che Report ha posto infinite volte ai protagonisti delle proprie inchieste: qual è la versione giusta?
La versione epica: l’incidente, il sangue e la telefonata
Il primo racconto ha un tono quasi cinematografico. Ranucci sente delle urla davanti casa, esce e trova un motociclista gravemente ferito. Interviene per soccorrerlo, cerca di tamponare l’emorragia e attende l’arrivo del 118.
L’ambulanza porta via il ferito. Sua figlia è sotto choc. Lui è ancora sporco di sangue quando squilla il telefono.
È Milena Gabanelli: «Ciao caro, domani vieni in redazione presto perché devo parlarti». La telefonata introduce quello che diventerà un passaggio fondamentale nella carriera di Ranucci: il futuro alla guida di Report. Una scena perfetta per un’autobiografia: il dramma appena consumato e, subito dopo, la chiamata destinata a cambiare una vita professionale.
Ma nell’altra versione Gabanelli lo «becca in bagno»
Poi Zavalani manda in onda un’altra testimonianza dello stesso Ranucci.
In un’intervista a Nicolò De Devitiis, il giornalista racconta infatti di ricordare bene la telefonata. «Sono la Milena…»: Gabanelli chiamava da un numero anonimo, spiega, tanto che era tentato di non rispondere. Quindi aggiunge il particolare che manda all’aria l’atmosfera da film: «Mi ha beccato in bagno».
Dall’intervento eroico da codice rosso alla telefonata arrivata nel “momento del bisogno”. È proprio questa distanza narrativa che Zavalani sottolinea con ironia nel video di Esperia. Perché un conto sono dettagli differenti dello stesso ricordo; un altro è raccontare il momento simbolico della propria carriera collocandolo in due scenari apparentemente incompatibili. Naturalmente, due ricostruzioni differenti non bastano da sole a dimostrare che una delle due sia falsa. Potrebbero esserci passaggi o circostanze ulteriori in grado di conciliarle. Ma il problema sollevato da Esperia rimane.
Zavalani colpisce il punto debole: la credibilità
Dietro l’ironia, l’attacco di Gino Zavalani è infatti politico e giornalistico. Il confronto proposto da Esperia lascia sul tavolo una domanda molto più semplice. Non serve stabilire se Ranucci fosse in bagno o accanto a un’ambulanza. Serve capire come le due versioni possano stare insieme.
Perché chi passa la carriera a riavvolgere i filmati degli altri deve mettere in conto che, prima o poi, qualcuno possa riavvolgere anche i suoi. Questa volta lo ha fatto Gino Zavalani. E il protagonista del montaggio è proprio il conduttore di Report. Con un risultato tutt’altro che edificante.