Non solo record di occupati
Calderone: “Il lavoro italiano parla il linguaggio della stabilità”. In manovra 2mld degli incentivi per l’occupazione
Il governo punta a rendere strutturali gli sgravi per retribuzioni, produttività e assunzioni di giovani e donne. Parla il ministro: "Quando le idee sono buone e soprattutto possono produrre buoni risultati, poi si trova il modo per metterle in campo"
Due miliardi di incentivi al lavoro non resteranno una parentesi nella manovra 2026. Il governo Meloni vuole confermarli nella legge di bilancio 2027. È quanto ha detto il ministro del Lavoro Marina Calderone a Zapping, su Rai Radio1: la misura riguarda la detassazione degli aumenti contrattuali, gli incentivi alla contrattazione di secondo livello e ai premi aziendali, oltre alla tassazione agevolata del lavoro.
«Credo che i risultati che stiamo ottenendo grazie a queste misure debbano spingerci a confermarle e a consolidarle», ha spiegato Calderone. Le verifiche con il ministero dell’Economia serviranno a stabilire se modificare platee, importi e tetti, ma la direzione politica è fissata: sostenere il potere d’acquisto premiando impegno, produttività e accordi contrattuali. Non un bonus isolato, dunque, ma strumenti destinati a durare quando dimostrano di funzionare.
Il lavoro italiano parla il linguaggio della stabilità
A sostenere questa impostazione sono anche i numeri sulla qualità dell’occupazione. Nel 2019 i dipendenti a tempo determinato erano circa tre milioni; nel 2025 sono scesi a 2,52 milioni, quasi 500mila in meno. Nello stesso periodo, l’incidenza dei contratti a termine sul totale del lavoro dipendente è passata dal 17 al 13,6%.
Per Calderone il messaggio è: «Il mercato del lavoro italiano parla il linguaggio della stabilità». Gli incentivi inseriti nel decreto Primo Maggio sono concentrati sulle assunzioni a tempo indeterminato e sulla trasformazione dei rapporti a termine in contratti stabili, con un’attenzione specifica a giovani, donne e lavoratori svantaggiati. Il titolare del dicastero non propone però una guerra ideologica alla flessibilità. «Il rapporto a termine, quello genuino, non va criminalizzato», ha precisato, perché può rispondere a stagionalità, emergenze e picchi produttivi. «Per il resto, bisogna investire sull’occupazione stabile» e preparare il mercato alle trasformazioni tecnologiche.
Giovani non più in fuga
Calderone risponde con i numeri al rapporto sul divario generazionale evidenziato dall’Organizzazione internazionale del lavoro e chiesto dal conduttore Rai, Giancarlo Loquenzi: «Nell’arco degli ultimi cinque anni abbiamo ridotto di oltre otto punti il tasso di disoccupazione giovanile» nella fascia tra i 15 e i 24 anni. Quanto ai Neet, «dal 2015 a oggi li abbiamo quasi dimezzati».
A incidere è anche la dispersione scolastica, scesa all’8,2 per cento: con cinque anni di anticipo l’Italia ha centrato l’obiettivo europeo del 9 per cento. «Non voglio dire che vada tutto bene», ha avvertito Calderone. Proprio i risultati positivi impongono di consolidare il percorso, puntando sulla formazione professionale e tecnica. Perché le imprese, quando incontrano competenze utili, investono: «I lavoratori che trovano e che valgono e che hanno competenze spendibili se li tengono».
Alla tesi dell’Ilo secondo cui andare all’estero resterebbe una scelta razionale per fare carriera, il ministro replica: «Anche in questo caso guardo i numeri». Nel 2025, per la prima volta dal 2008, gli italiani partiti sarebbero diminuiti del 26%, dalla media di 150mila a poco più di 108mila. Le esperienze fuori dall’Italia non sono un male, precisa, ma non devono più rappresentare una strada senza ritorno.
La previdenza da costruire nel tempo
Sui nuovi strumenti da offrire alle nuove generazioni e nello specifico sull’idea di fondi previdenziali aperti fin dalla nascita e alimentati da genitori e nonni eventualmente con un contributo statale, Marina Calderone, che ha rivendicato il suo ruolo di mamma e nonna, si è detta «assolutamente possibilista e anche ottimista» in attesa delle proiezioni dell’Inps e il confronto con il Mef. Anche perché «Quando le idee sono buone e soprattutto possono produrre buoni risultati, poi si trova il modo per metterle in campo».