Una ferita ancora aperta
Ponte Morandi, otto anni dopo Meloni ricorda le 43 vittime: “Genova si è rialzata ma l’Italia non dimentica”
Nel primo anniversario dopo la sentenza di primo grado, il premier richiama le istituzioni alla cura delle infrastrutture. "Sicurezza e responsabilità siano una priorità"
«Otto anni fa, il crollo del Ponte Morandi spezzava 43 vite e lasciava una ferita profonda nella città di Genova e nell’intera nazione». Comincia così il messaggio pubblicato su X dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’anniversario del disastro del 14 agosto 2018. «Oggi il nostro pensiero va alle vittime, ai loro familiari e a tutti coloro che da quel giorno portano con sé il dolore di quella tragedia. Ricordare quelle 43 persone significa anche rinnovare l’impegno delle istituzioni affinché sicurezza, responsabilità, e cura delle infrastrutture, siano sempre una priorità. Genova ha saputo rialzarsi senza dimenticare. L’Italia non dimentica», ha scritto il premier.
Otto anni fa, il crollo del Ponte Morandi spezzava 43 vite e lasciava una ferita profonda nella città di Genova e nell’intera Nazione.
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— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) August 14, 2026
Il minuto che spezzò Genova
Alle 11.36 di quella vigilia di Ferragosto, mentre sulla città si abbatteva un violento temporale, cedette la pila 9 del viadotto Polcevera, lungo l’autostrada A10. Una parte dell’impalcato precipitò sul torrente, sui binari ferroviari, e sulla zona industriale sottostante, trascinando con sé automobili e mezzi pesanti.
Morirono oltre quaranta persone: famiglie in viaggio per le vacanze, lavoratori, autotrasportatori, giovani e bambini. Cinque giorni dopo il crollo venne recuperato l’ultimo corpo. Il tragico cedimento divise materialmente Genova, e costrinse 566 persone, appartenenti a 266 nuclei familiari, ad abbandonare le proprie abitazioni nella zona rossa.
Quasi un decennio dopo, la città si è fermata ancora una volta alla Radura della Memoria. Corone, nomi scanditi uno dopo l’altro, e un minuto di silenzio proprio alle 11.36: non una cerimonia affidata all’abitudine, ma il ritorno davanti a una responsabilità collettiva che non può essere archiviata.
La prima sentenza sul crollo
Quello del 2026 è anche il primo anniversario successivo alla sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Genova il 16 luglio al termine di un processo durato quattro anni, con 284 udienze e 57 imputati.
Il verdetto ha disposto 32 condanne e 25 tra assoluzioni e prescrizioni. La pena più alta, dodici anni, è stata inflitta all’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci. Undici anni sono stati comminati all’ex responsabile delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli, mentre l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero delle Infrastrutture, Mauro Coletta, è stato condannato a cinque anni. Una pronuncia non definitiva, sulla quale si aprirà il giudizio d’appello. «Non può chiudersi senza colpevoli», ha intimato dal palco della commemorazione Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi.
Secondo la ricostruzione accolta in primo grado, il cedimento fu legato a un sistema di difetti nella parte superiore dello strallo della pila 9. Il Tribunale ha affrontato anche il tema della prevedibilità e dell’evitabilità del disastro, oltre alle violazioni contestate alla sorveglianza del concessionario e alla vigilanza pubblica.
La ricostruzione e il dovere della memoria
Genova reagì senza concedersi scorciatoie. Le strutture rimaste in piedi furono demolite nel giugno 2019. E il 3 agosto 2020 venne inaugurato il nuovo ponte Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano, e realizzato in tempi eccezionalmente rapidi.