Dai muri di Bologna cola odio
La scritta “Morte a Meloni”, minacce a Lepore, graffiti contro la polizia: 20 indagati e un Daspo urbano. Ecco chi sono
Siamo alle solite: Bologna si risveglia ancora una volta ostaggio dell’estremismo antagonista e dell’odio politico. Negli ultimi giorni il centro cittadino è diventato il palcoscenico di una deriva sempre più pericolosa: scritte choc contro il presidente del Consiglio Giorgia Meloni – raffigurata persino con una pistola puntata alla tempia e accompagnata dal delirante slogan «Morte a Meloni e ai fasci» – e vergognosi graffiti contro le forze dell’ordine. E scatta anche il Dacur per il cittadino francese denunciato nelle scorse ore dalla Polizia e ritenuto l’autore, insieme ad altri, di una serie di scritte, apparse nella notte tra il 4 e il 5 agosto scorsi sui muri di Bologna, contro la premier e inneggianti, tra l’altro all’antisemitismo.
Bologna, scritte contro Meloni: scatta il Dacur per il cittadino francese denunciato
L’autore di uno degli ultimi sfregi, un ventitreenne francese, è stato individuato dalle telecamere e colpito dal Daspo urbano, un provvedimento emesso dalla Questura. «Le condotte poste in essere dal cittadino francese in concorso con altri – spiegano dalla Questura di Bologna – assumono per il loro contenuto una valenza che va oltre il semplice imbrattamento. Utilizzare gli spazi della città per veicolare messaggi di odio e discriminazione significa, infatti, incidere non soltanto sul decoro urbano, ma anche sulla percezione dello spazio pubblico quale luogo di convivenza, rispetto e condivisione».
Minacce a Lepore, 20 indagati e sindaco sotto scorta
Sì, perché il problema all’ombra delle Due Torri è ben più profondo e radicato. La città è stretta nella morsa di un’ideologia antagonista che ha superato ogni limite tollerabile. Non è certo una notizia di oggi che, specie dopo i recenti scontri devastanti seguiti alla morte di Abderrahim Fakir, i commercianti hanno dichiarato di essere sul punto di abbassare le saracinesche per la disperazione. Non mancano persino le scritte minacciose indirizzate al sindaco Lepore a fomentare un clima d’odio che si rinfocola e si fa rovente nel segno delle incitazioni all’anarchia.
Ripulire i muri e stop fermo dell’amministrazione sui permessi alle piazze violente
E con qualcuno che è anche andato oltre, travalicando il limite consentito e arrivando a minacciare il sindaco Matteo Lepore: e ora sono 20 gli indagati per le intimidazioni arrivate sui social del primo cittadino del Pd, che ha formalizzato la sua denuncia, vedendosi affidare una scorta. «Non è satira, non è protesta. È odio puro e semplice», tuonano i parlamentari di Fratelli d’Italia. L’eurodeputato Stefano Cavedagna ha denunciato l’ennesimo sfregio chiedendo l’immediata pulizia dei muri, e interrogando l’amministrazione sulle conseguenze di certe piazze permissive.
Bologna, scritte e immagini di pistola alla tempia di Meloni, Almici (Fdi): la sinistra isoli gli estremisti
E sulla stessa linea si è posta la deputata Cristina Almici, che ha richiamato alla memoria i recenti e inquietanti precedenti: dal fantoccio appeso a testa in giù nel 2022 alle scritte brigatiste «Spara a Giorgia» apparse nei mesi scorsi. Fino all’immagine della premier con la pistola puntata alla tempia e la scritta «Morte a Meloni e ai fasci» apparsa sui muri nel centro di Bologna, in Vicolo Bianchetti. Non è satira, non è protesta, non è dissenso. È odio. E soprattutto – dichiara Almici – non è la prima volta».
Sfregi e minacce, e non è la prima volta: ecco gli ultimi precedenti
Continua infatti l’esponente di FdI snocciolando inquietanti e recenti precedenti: «Proprio a Bologna, nel 2022, un fantoccio raffigurante Giorgia Meloni venne appeso a testa in giù sotto le Due Torri. Nel 2025 abbiamo visto comparire la scritta «Spara a Giorgia», accompagnata dalla stella a cinque punte e dalla sigla Br, prima a Marina di Pietrasanta e poi a Busto Arsizio. Bene l’intervento della Questura e bene ogni provvedimento utile nei confronti di chi imbratta le nostre città, minaccia le Istituzioni, aggredisce le Forze dell’ordine o trasforma le piazze in luoghi di violenza».
«Bene le parole di Lepore e De Pascale, ma serve qualcosa di più»
E ancora. «Prendiamo atto delle condanne arrivate anche dal sindaco Lepore e dal presidente De Pascale. Ma oggi serve qualcosa di più: isolare politicamente e culturalmente, senza ambiguità, chi alimenta l’estremismo e considera Giorgia Meloni e il centrodestra nemici da colpire anziché avversari politici da contrastare democraticamente. Perché le parole hanno un peso», chiosa Almici.