Prima era diverso
Piscina per musulmane a Roma, dietrofront degli organizzatori: sono ammesse tutte le donne
Come ha spiegato la responsabile dell'ufficio stampa del CIR, Amin Yousaf, l'iniziativa era nata per le donne musulmane. Il presidente dell'associazione, invece, ha sostenuto che «chiunque poteva venire, come voleva: con il burkini o con il bikini. L’importante era rispettare le norme igienico-sanitarie della struttura»
Politica - di Gabriele Caramelli - 8 Agosto 2026 alle 14:33
La piscina per musulmane a Roma nel quartiere di Tor Tre Teste aveva scatenato le polemiche di FdI, con il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che aveva annunciato un’interrogazione parlamentare. Alla fine il luogo ha aperto il 5 agosto, ospitando anche le donne che non credono nel culto islamico. Non c’è stato alcun riferimento specifico ai precetti religiosi nella locandina anche se, come ha riferito ad Open il responsabile dell’ufficio stampa della Comunità islamica romana, Aimen Yousaf, «l’iniziativa aveva un intento molto semplice, ovvero quello di dare una possibilità a donne musulmane che, per ragioni religiose e perché seguono precetti religiosi di riservatezza, preferiscono frequentare ambienti non misti».
Nonostante ciò, il presidente del Cri Ahmed Vall Ould Dah ha deciso di ampliare l’orizzonte: «Chiunque poteva venire, come voleva: con il burkini o con il bikini. L’importante era rispettare le norme igienico-sanitarie della struttura», bollando l’interrogazione parlamentare di FdI come «una cosa di una gravità inaudita». Ma la realtà è che soltanto l’esclusione di qualcuno per motivi religiosi rappresenta un vero e proprio pericolo per la convivenza civile.
Piscina per donne musulmane, alla fine l’iniziativa ha aperto anche ad altre donne
Il primo post riguardante l’iniziativa dal nome Piscina estate per donne, targata Comunità Islamica di Roma, risale al 27 luglio. Nel manifesto si leggeva: «tutti i mercoledì di agosto», «turno mattina 7:30-9:30» e «turno sera 18:30-20:30». La tariffa per partecipare era di 40 euro. La promessa, come sosteneva la Cir, era quella di adibire «uno spazio riservato e sicuro, dedicato al relax tra le donne». Inizialmente l’obiettivo era focalizzato sulle donne islamiche e anche per questo era stata richiesta la presenza di un personale tutto al femminile. A seguito dell’apertura a tutte le donne, Vall Ould Dah sostiene che gli organizzatori abbiano continuato a ricevere «messaggi di donne italiane, che vogliono iscriversi anche per le prossime giornate di apertura».
Come ha spiegato il presidente della CIR, a mediare con la piscina per fare in modo che l’iniziativa potesse tenersi è stato il consigliere del Pd, Claudio Poverini. I gestori della struttura hanno ricordato che gli era stato presentato «un progetto aperto a tutte le donne, non solo a quelle musulmane. La richiesta non viene solo dalla comunità islamica, sono venuti qui molte associazioni. E abbiamo aderito con entusiasmo». Poi hanno aggiunto: «Siamo una piscina privata e aderiamo ai progetti che ci piacciono e rispecchiano i nostri valori. Permettere alle donne di avere uno spazio solo per loro ci è sembrata un’ottima idea». Un racconto che però non coincide con le parole della responsabile dell’ufficio stampa del CIR, che aveva parlato di un’iniziativa solo per donne islamiche.
L’opposizione di FdI: «Discriminazione a danno degli uomini»
Era stato Fabio Rampelli di FdI a denunciare la piscina dedicata soltanto a donne islamiche, lanciando l’allarme sull’integralismo: «La sharia passa per le piscine: oggi sono gli uomini a non poter entrare, domani saranno le donne non velate a non poter camminare per strada». Un commento divulgato attraverso un comunicato stampa, che preannunciava un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro dello Sport Andrea Abodi. L’accusa era quella di una «discriminazione di genere» a danno degli uomini. Anche il capogruppo di FdI in comune, Giovanni Quarzo, aveva definito l’iniziativa come «sbagliata, discriminatoria e culturalmente regressiva».