Sharia in acqua
Piscine aperte solo alle donne con il burkini anche a Roma, Rampelli interroga Piantedosi e Abodi: “Inaccettabile”
Non se ne parla molto ma la notizia esiste e fa discutere. Non solo a Roma, ma in provincia di Bolzano e di Trento a macchia d’olio sono molte le iniziative che prevedono un’apertura straordinaria delle piscine dedicata esclusivamente alle donne di religione islamica (con burkini). Nuoto libero, spogliatoi e impianto con staff interamente femminile. Nella Capitale l’esperimento arriva a Tor Tre Teste: tutti i mercoledì di agosto, turno mattutino (7,30–9,30) oppure serale (18,30–20,30).
Piscina dedicata alle donne musulmane anche a Roma
La polemica parte dal Lido di Salorno, in Alto Adige, che dedica alle donne un’ora ogni lunedì. Dalle 18,30 alle 19,30 la piscina è stata a disposizione dell’associazione interculturale Armonia, di ispirazione islamica. Come nei normali orari di apertura, si può fare il bagno in burkini o con costumi occidentali. Più che diritto alle donne, una segregazione.
Rampelli interroga Piantedosi e Abodi: la sharia passa per l’acqua
Sul tema è sceso in campo Fabio Rampelli che si concentra sull’iniziativa romana. “C’è uno strano silenzio attorno all’iniziativa della piscina comunale di Tor Tre Teste, periferia est di Roma. Che in accordo con la comunità islamica vieterà l’ingresso agli uomini in determinate fasce orarie nel mese di agosto. Siamo di fronte a un primo, spudorato esperimento di introdurre norme islamiche all’interno delle nostre vite”. La sharia passa per le piscine, denuncia il vicepresidente della Camera annunciando un’interrogazione ai ministri dell’Interno e dello Sport, Matteo Piantedosi e Andrea Abodi.
Sono questi i valori di libertà e uguaglianza della sinistra?
“Oggi sono gli uomini a non poter entrare, domani saranno le donne non velate a non poter camminare per strada. È veramente questo ciò che la sinistra vuole per la nostra Italia? L’islam radicale non è compatibile con i nostri valori di libertà e uguaglianza, nati da secoli di filosofia e lotta sociale. Vietare l’ingresso nei locali pubblici a una categoria di persone, in questo caso gli uomini, ricade in una vera e propria discriminazione di genere, intollerabile e inapplicabile secondo il nostro diritto”.