È un plebiscito
Classi ghetto, il 98% dei lettori approva la linea del governo: sì al tetto per favorire l’integrazione
Il 76% sostiene la misura senza riserve, un altro 22,6% chiede flessibilità nell’applicazione. Solo l’1,4% la considera discriminatoria
Politica - di Alice Carrazza - 27 Settembre 2026 alle 11:24
Il dissenso, nel grafico, è poco più di una striscia rossa. Su 1.677 partecipanti al sondaggio del Secolo d’Italia, soltanto l’1,4% giudica discriminatoria l’idea di limitare la presenza degli studenti stranieri nelle classi e chiede di intervenire esclusivamente aumentando risorse e sostegno. Tutti gli altri, pur con sensibilità diverse, condividono il principio: oltre il 98% ritiene che un riequilibrio delle classi possa favorire l’integrazione.

Il dato principale è il 76%: tre partecipanti su quattro scelgono la risposta più esplicita, «Basta classi ghetto», sostenendo che l’integrazione passi anche attraverso una composizione più equilibrata delle aule. Il 22,6% aggiunge invece una cautela: sì al limite, ma con la flessibilità necessaria per adattarlo alle differenti realtà territoriali.
Nel frattempo il tetto è diventato decreto
Durante la settimana il dibattito ha fatto un passo avanti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto scuola e la misura annunciata da Giorgia Meloni a Fenix ha assunto contorni più precisi: il limite del 30% non riguarda indistintamente tutti gli studenti stranieri, ma quelli che non possiedono un’adeguata conoscenza dell’italiano. Il criterio, ha spiegato il ministro Giuseppe Valditara, sarà quindi essenzialmente linguistico. Sono previste deroghe nei territori dove la composizione demografica rende difficile rispettare la soglia e 14 milioni di euro a regime per rafforzare l’insegnamento dell’italiano nei casi in cui non sia possibile redistribuire gli alunni in scuole vicine.
È una precisazione tutt’altro che secondaria. Valditara ha indicato in circa 34mila le classi nelle quali gli studenti stranieri superano oggi il 30%, ma ha chiarito che il numero effettivamente interessato dalla nuova disciplina sarà inferiore, perché dal conteggio andranno esclusi i ragazzi nati in Italia, quelli che hanno già frequentato con profitto la scuola italiana e, più in generale, chi padroneggia la lingua.
Il nodo non è il passaporto, ma la lingua
Ed è forse proprio qui che il risultato del sondaggio diventa più interessante. Il confronto politico è partito dalla formula del “tetto agli stranieri”, ma il provvedimento approvato dal governo tenta di spostare la questione sul terreno dell’apprendimento: quanto può funzionare una classe nella quale una quota molto alta di alunni non riesce ancora a comprendere pienamente la lingua utilizzata dall’insegnante?
Il governo sostiene che distribuire meglio gli studenti e potenziare l’italiano serva a evitare isolamento e ritardi scolastici; le opposizioni sinistre e sindaci rossi contestano invece il rischio di discriminazioni e le difficoltà pratiche nei quartieri ad alta presenza di immigrati. Il decreto, proprio per questo, contempla deroghe e interventi compensativi.
I partecipanti del Secolo, però, su un punto sembrano essersi già espressi con una maggioranza difficilmente equivocabile: lasciare che si formino classi fortemente squilibrate non viene percepito come integrazione.