L'incubo della sinistra
La premier danese, segue la linea Meloni e avverte: “Chiuderò le frontiere. Se riparte l’ondata migratoria, non esiterò”
Frederiksen prepara controlli rafforzati, attivabili in poche ore, e difende la linea dura sull’immigrazione. "Sono fortemente in disaccordo con la linea aperturista della Spagna"
Politica - di Alice Carrazza - 12 Agosto 2026 alle 14:44
La Danimarca non aspetterà che un’altra ondata migratoria attraversi indisturbata il continente. Se la pressione dovesse tornare a crescere, Copenaghen è pronta a rafforzare immediatamente i controlli e, «in ultima istanza», a chiudere del tutto le proprie frontiere. L’avvertimento arriva dalla Frederiksen prepara controlli rafforzati, attivabili in poche ore, e difende la linea dura sull’immigrazione. “Sono fortemente in disaccordo con la linea aperturista della Spagna”a Mette Frederiksen, intervenuta mercoledì al Folketing — il parlamento monocamerale danese — durante il dibattito urgente sulla crisi esplosa nell’exclave spagnola di Ceuta.
«Una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa», ha scandito la leader danese, definendo «inquietanti» le immagini degli ingressi di massa dal Marocco. Un messaggio particolarmente indigesto per quanti, anche tra le file della sinistra italiana, continuano a liquidare come propaganda qualsiasi richiesta di maggiore fermezza anche quando proviene dai propri alleati. Perché a pronunciarlo non è una leader di destra, né una pericolosa sovranista da mettere all’angolo, bensì la guida dei Socialdemocratici: stesso partito europeo (Pse) e stesso gruppo (S&D) del Pd e del Psoe del tanto celebrato Sánchez. Insomma, a Bruxelles stanno tutti vicini vicini.
Come archiviarla, dunque? Un improvviso cedimento alla destra? Tra un elogio al premier spagnolo e l’altro, dalle parti del Nazareno potrebbero forse alzare lo sguardo verso Copenaghen. Lì una premier progressista considera il controllo delle frontiere non un’eresia, ma un dovere di governo, e ha costruito sull’immigrazione una linea da anni ben più severa di quella seguita da molti compagni europei.
“Non esiteremo nemmeno per un secondo”
Il governo, ha spiegato il primo ministro secondo quanto riferito da TV 2 Nyheder, continua a sorvegliare con «estrema attenzione» gli sviluppi della crisi e non esiterà «nemmeno per un secondo» ad adottare le misure necessarie qualora si registrassero nuovi movimenti attraverso l’Europa.
Il primo passo sarebbe l’estensione dei controlli già in vigore. Se non bastasse, si arriverebbe alla misura estrema: «Chiudere completamente la frontiera, in modo che la polizia controlli tutti coloro che entrano in Danimarca». Non si tratta soltanto di una dichiarazione politica. Le forze dell’ordine danesi dispongono già di piani di emergenza e, per il ministero della Giustizia, il dispositivo potrebbe essere potenziato con poche ore di preavviso.
Frederiksen ha però respinto l’ipotesi di un’uscita definitiva della Danimarca da Schengen, sostenuta invece dal Partito popolare danese. Abbandonare completamente il sistema, ha osservato, indebolirebbe Copenaghen, rendendo più difficile anche il rinvio dei richiedenti asilo verso gli Stati competenti. Una dinamica diversa da quella italiana.
La premier ha inoltre escluso, almeno per ora, un referendum sulla deroga danese alla cooperazione comunitaria in materia di giustizia e affari interni. Tale clausola mantiene il Paese fuori da una parte delle politiche europee su asilo, immigrazione, diritto penale e cooperazione di polizia, pur consentendogli di partecipare a Schengen. La posizione di Frederiksen resta comunque netta: «Sono una convinta sostenitrice del controllo delle frontiere» e «fortemente in disaccordo» con la linea migratoria della Spagna.
Ceuta resta in stato d’allerta
Mentre da Copenaghen arriva l’avvertimento, a Ceuta ci si prepara al rischio di un nuovo assalto. La ministra della Difesa Margarita Robles ha raggiunto il territorio per incontrare il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, e visitare i reparti del Comando operativo terrestre.
È il terzo membro del governo Sánchez a recarsi nell’exclave in pochi giorni. Qualcosa, sembra, bolli in pentola. La visita segue infatti quelle del ministro della Politica territoriale Ángel Víctor Torres e del titolare degli Esteri José Manuel Albares. Una sequenza che conferma quanto la situazione sia ancora lontana dal ritorno alla normalità.
Dal 13 agosto sono stati cancellati, fino a nuova comunicazione, i permessi del personale militare destinato a Ceuta, salvo eccezioni autorizzate. Una misura analoga riguarda la Guardia Civil a Ceuta e Melilla, mentre nuovi appelli circolati sui social inviterebbero a tentare un altro ingresso collettivo il 15 agosto. Vivas ha chiesto ulteriori rinforzi della Polizia nazionale e della Guardia Civil, oltre alla permanenza dell’Esercito per rassicurare la popolazione.
Dopo le decine di migliaia di ingressi registrati alla fine di luglio, la Spagna ha installato anche una barriera galleggiante di 500 metri davanti al confine marittimo del Tarajal. L’emergenza ha, tuttavia, già dimostrato quanto rapidamente una falla alla frontiera esterna possa trasformarsi in una crisi europea. È precisamente lo scenario che Frederiksen dice di non voler più affrontare a porte aperte.