Malagiustizia
Desirée Mariottini, 75mila euro alla famiglia. La madre: «Per il caso Roggero 480mila, è profondamente ingiusto»
Settantacinquemila euro per Desirée Mariottini. Circa 480mila euro di provvisionali, invece, nel caso dei due rapinatori uccisi dal gioielliere Mario Roggero e del terzo complice ferito. È questo confronto a provocare la durissima reazione di Barbara Mariottini, madre della sedicenne trovata morta il 19 ottobre 2018 in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere romano di San Lorenzo.
«Non credo esista risarcimento che possa compensare l’omicidio di una figlia, soprattutto nelle modalità in cui è avvenuto», dice la donna in una lettera all’Adnkronos. Ma c’è una differenza tra sostenere che una vita non abbia prezzo e accettare che, quando lo Stato è chiamato a quantificare un risarcimento, emergano differenze tanto macroscopiche da risultare difficili da comprendere per le famiglie delle vittime. Ed è esattamente su questo punto che la madre di Desirée non intende arrendersi.
Desirée, chiesti 900mila euro: il tribunale ne riconosce 75mila
La famiglia aveva chiesto un risarcimento di 900mila euro. Il tribunale civile di Roma ha stabilito invece che ai genitori e alla sorella della vittima spettino complessivamente 75mila euro.
Una decisione che Barbara Mariottini mette direttamente a confronto con un’altra vicenda giudiziaria. «Trovo profondamente ingiusto che sia stata fatta una valutazione diversa tra l’omicidio di una ragazza e quanto avvenuto, ad esempio, nella vicenda del gioielliere, per il quale alle famiglie viene riconosciuto un risarcimento esagerato», afferma.
Il riferimento è a Mario Roggero, condannato a corrispondere complessivamente circa 480mila euro di provvisionali esecutive ai familiari dei due rapinatori uccisi e al terzo complice ferito. Un paradosso che anche Libero, nell’editoriale pubblicato il 12 agosto con il titolo “Se Desirée vale meno dei rapinatori”, ha messo in evidenza confrontando le cifre riconosciute nei due procedimenti.
La domanda della madre: perché valutazioni così diverse?
È il cuore della denuncia di Barbara Mariottini. Non una gara tra vittime e non la pretesa di attribuire un prezzo alla vita di Desirée, ma una domanda rivolta alla giustizia italiana: con quali criteri si arriva a risultati economici così distanti? Perché Desirée aveva 16 anni.
Secondo quanto accertato nel procedimento giudiziario, venne drogata e violentata, quindi abbandonata agonizzante nello stabile occupato di San Lorenzo dove il suo corpo fu ritrovato il 19 ottobre 2018. Per la sua morte sono stati condannati quattro uomini di origine africana, chiamati a rispondere a vario titolo di omicidio, violenza sessuale, spaccio e morte come conseguenza di altro reato.
Una vicenda che sconvolse l’Italia e che, otto anni dopo, continua a produrre conseguenze giudiziarie.
Barbara Mariottini non si arrende: «Farò appello anche per Dalila»
La madre annuncia infatti che la battaglia continuerà. «La direttiva della Comunità europea prevede un equo risarcimento e per questo ho deciso di fare appello anche per mia figlia Dalila», spiega. Dalila è la sorella di Desirée. Anche lei, sottolinea Barbara Mariottini, è una vittima di quanto accaduto: è stata «privata della felicità di vivere con una sorella».
Una ferita che nessun tribunale potrà cancellare. Ma proprio per questo la famiglia chiede che almeno il riconoscimento giudiziario del danno non finisca per trasformarsi in una nuova amarezza.
E torna il nodo degli stranieri con decreto di espulsione
C’è poi un passaggio della lettera destinato inevitabilmente a riaccendere la polemica politica. «Ricordo che le persone che hanno ucciso mia figlia erano clandestine e con decreto di espulsione non eseguito», afferma Barbara Mariottini.
È una frase che riporta la vicenda al punto che già nel 2018 aveva sollevato interrogativi pesantissimi: che cosa accade quando un provvedimento di espulsione esiste sulla carta ma non viene concretamente eseguito? Nel caso Desirée, per sua madre, quella domanda non appartiene al passato. E non è una questione astratta sull’immigrazione: è il racconto di provvedimenti dello Stato che, secondo quanto denuncia, non furono eseguiti prima che sua figlia incontrasse i suoi assassini.
Ora Barbara Mariottini chiede allo stesso Stato una risposta anche sul risarcimento. Perché nessuna somma potrà restituirle Desirée. Ma 75mila euro contro i circa 480mila riconosciuti come provvisionali nel caso Roggero sono cifre che, messe una accanto all’altra, pongono una domanda alla quale la famiglia pretende una risposta: perché una differenza così enorme?