Il compleanno del maestro
Mogol spegne 90 candeline: la storia, i segreti e le “Emozioni” dell’uomo che ha scritto la colonna sonora d’Italia
Ha venduto 523 milioni di dischi: solo Elvis e i Beatles lo hanno superato. Il suo nome è legato a Lucio Battisti
Mogol compie novant’anni. E scrivere un articolo su di lui è quasi impossibile. Giulio Repetti, in arte Mogol, nato il 17 agosto del 1936, è la leggenda vivente della nostra musica. Ha scritto per i più grandi ma il suo nome resta indissolubilmente legato a Lucio Battisti.
Ha venduto 523 milioni di dischi: terzo dopo Elvis e i Beatles
Mogol ha scritto le parole di 1776 canzoni depositate alla Siae e ha venduto 523 milioni di dischi. Come confermato anche dalla SIAE e riportato durante i suoi interventi accademici presso l’IULM, questo risultato lo posiziona ufficialmente al terzo posto al mondo per vendite complessive, subito dietro a leggende planetarie come i Beatles ed Elvis Presley.
I successi (senza Lucio)
Mogol Ha firmato brani generazionali come Una lacrima sul viso per Bobby Solo, A chi per Fausto Leali, Perdono per Caterina Caselli e La prima cosa bella per Nicola di Bari.
Importante la sua collaborazione con Mina: ha regalato alla “Tigre di Cremona” brani leggendari come Insieme (1970) e Amor mio (1971). Poi capolavori per Cocciante, Dalla, Morandi, Mango.
L’incontro con Lucio Battisti: “Le tue canzoni non sono un granché”
L’incontro con Lucio Battisti segnerà la storia della musica italiana. Insieme hanno composto 113 canzoni distribuite su 14 album ufficiali, dominando le classifiche per quasi tre lustri e vendendo circa 25 milioni di dischi.
Al primo ascolto dei brani di Lucio, Mogol gli disse apertamente: “Guarda, le tue canzoni non sono un granché”. Tuttavia, fu colpito dall’umiltà del ragazzo, che rispose: “Cosa posso fare per migliorare?”. Da quel momento decisero di tentare una collaborazione che diventerà leggenda.
Tra il 1969 e il 1980 sfornarono pietre miliari della cultura italiana come Emozioni (1970), Il mio canto libero (1972), Anima latina (1974) e Una donna per amico (1978). Sotto il loro nome sono nate poesie eterne come La canzone del sole, I giardini di marzo, Mi ritorni in mente e Il tempo di morire.. Vanno a cavallo insieme fino a Roma. Sono una simbiosi. Che si rompe il 1980.
La rottura
Il 1980 il duo pubblica l’album, “Una giornata uggiosa”. Ma il sodalizio si rompe. Non ci fu mai un litigio personale, ma una questione puramente economica legata ai diritti d’autore (le royalties). Mogol propose a Battisti di dividere i guadagni dei brani al 50%, una formula standard all’estero per i binomi indissolubili (come Lennon-McCartney). Battisti disse di no. Mogol accuserà sempre la moglie di Lucio, Letizia Veronesi, di essere stata l’ispiratrice della rottura.
L’incontro in autostrada e la lettera in ospedale
Dopo la separazione artistica, i due si incontrarono casualmente un’unica volta in un’area di servizio della Torino-Milano. Mogol stava facendo benzina e vide l’auto di Lucio. Si avvicinarono, si abbracciarono forte e parlarono per circa un quarto d’ora all’interno dell’autovettura di Battisti. In quell’occasione non parlarono di musica, ma solo delle loro vite private. Fu l’ultima volta che si guardarono negli occhi. Mogol ha raccontato che, negli anni ’90, scrisse una lettera a Lucio per cercare di riallacciare i rapporti, non per tornare a scrivere insieme, ma per ritrovare l’amico. Battisti disse di no ma, secondo quanto riferito da un amico comune, scoppiò a piangere.
Quando nel settembre del 1998 Lucio Battisti venne ricoverato in terapia intensiva a Milano, Mogol cercò in tutti i modi di andarlo a trovare. La famiglia di Battisti, che aveva imposto il massimo riserbo e un isolamento totale (un vero e proprio “muro di silenzio”), gli vietò l’accesso in ospedale. Mogol riuscì soltanto a far recapitare un biglietto d’addio alla clinica, prima che Lucio si spegnesse il 9 settembre.
Un uomo immenso
Mogol è sempre attivo. Ha fondato una scuola di musica vicino Terni. Guadagna circa un milione di euro l’anno di diritti d’autore. “Ma i soldi non mi hanno mai interessato tanto”, ha detto. Tanti auguri, maestro.