In vendita a Roma
“Cara mamma, io vivo senza complessi d’inferiorità”. Le lettere “ribelli” e intime di Lucio Battisti vanno all’asta
Si rivolgeva alla mamma, Lucio Battisti, e la rassicurava: “Dì a papà di non stare in pensiero né di rammaricarsi sempre per le solite cose che io sto bene e faccio la vita che mi piace senza più né complessi di inferiorità o di pancia o di altro. Ciao, Lucio”. Siamo nell’ottobre del 1963, Lucio Battisti ha 20 anni e da poco ha iniziato a suonare coi il gruppo I Mattatori, per poi passare già a fine anno con I Campioni. La sua vena anticonformista, rispetto ai dettami ideologici imposti dalla sinistra agli artisti, lo rendeva già allora un ribelle. Lo stesso Mogol racconta che “negli anni Sessanta e Settanta, o andavi in giro con il pugno alzato e cantavi Contessa, oppure eri fascista o qualunquista”. Da qui, forse, quel riferimento ai complessi di inferiorità a cui Lucio Battisti non si lasciava andare, dettagli che emergono dalle lettere di Battisti alla mamma, e viceversa, che saranno vendute dalla casa d’aste Finarte.
Le lettere alla mamma di Lucio Battisti
Lucio scrive alla madre, Dea Battisti, lettere in cui le racconta la sua “avventura” come musicista: dove alloggia, quanto spende per dormire e mangiare, di cosa ha bisogno (scarpe, calzini, maglioni…), successi e insuccessi. A poca distanza dalla lettera precedente, si colloca una lettera del 15 ottobre 1963, dove si alternano speranze e delusioni: “Per quanto riguarda la mia permanenza a Verona puoi stare tranquilla: mangio tre volte al giorno e dormo con sufficienza. Andiamo in giro sempre in macchina e poi non fa tanto freddo. Spero proprio che le cose vadano bene perché qualche giorno fa mi è ripresa un po’ di nostalgia per la scuola, ma forse sarà perché erano tempi spensierati e perché mano mano che cresco devo affrontare problemi più grossi. Stiamo lavorando sodo per riuscire a sfondare con tutte le carte in regola”. La mamma di Lucio, Dea Battisti, era una casalinga e viveva con il marito Alfiero Battisti, impiegato addetto alla riscossione di imposte comunali o al dazio, a seconda dei periodi lavorativi. Ebbe tre figli: un primo figlio di nome Lucio, morto a circa due anni nel 1942; il futuro cantante Lucio Battisti, nato nel 1943; e la figlia Albarita, nata nel 1946. La famiglia si trasferì da Poggio Bustone a Castel Sant’Angelo e poi a Roma nel 1950, seguendo gli spostamenti lavorativi del padre. Mentre il padre vedeva con scetticismo l’ambizione musicale del figlio, la madre Dea mostrava maggiore comprensione e un sostegno almeno indiretto alla sua passione per la musica. Questa immagine ricorre in numerose ricostruzioni biografiche, anche se non esistono molte testimonianze dirette della stessa Dea Battisti.
Decine di missive che raccontano i primi passi del cantante
Sono tutte lettere commoventi e preziose, quelle offerte in asta venerdì 26 giugno da Finarte a Roma. Lettere, come spiega Fabio Massimo Bertolo all’Adnkronos, che delineano il percorso umano e professionale che porterà il giovane Lucio da Poggio Bustone a divenire Lucio Battisti, un’icona della musica italiana. Gli anni sono quelli degli esordi, 1963-1965. Si tratta di decine di lettere alla madre, e dalla madre a lui, che si alternano con contratti discografici, ma soprattutto testi probabilmente inediti di canzoni scritte agli esordi, su fogli volanti di tutti i tipi. Le lettere provengono da Verona, Torino, Milano, Diano Marina, Trani e poi L’Aja, per la sua prima tournée all’estero (Germania e Olanda) con I Campioni.
La madre è la prima a capire il valore del figlio e ad incoraggiarlo: “La cosa più importante adesso è quella delle tue canzoni, che speriamo che trovi la strada giusta e puoi realizzare il tuo sogno. Stai sempre d’accordo con tutti ma specialmente con Roberto (si trattava di Roby Matano, leader de I Campioni, ndr), che pur avendoci parlato poco già ho capito che è un ragazzo sincero. Ascolta i suoi consigli, anzi se lui è così gentile, glieli puoi chiedere perché in ogni ambiente un’amicizia leale è necessaria”.
Il primo contratto con la Ricordi
Nel carteggio ci sono passaggi chiave della sua carriera, qui testimoniati: “Il lavoro sembra che voglia andare bene. Ho concluso il contratto con la Ricordi e il 26 prossimo vado a Milano per la registrazione. C’è stata qualche incertezza perché la Ricordi mi aveva proposto delle condizioni che io non potevo accettare ma poi abbiamo discusso, io ho fatto le mie richieste e il contratto è stato fatto secondo le mie richieste. Per il momento devo incidere due mie canzoni fatte insieme con Mogol. Quando sarà pronto il disco si vedrà cosa si potrà fare. Intanto è stato inciso da una ragazza della Jolly un’altra mia canzone (Il Giorno che) che verrà pubblicata tra breve”(Torino, 19/11/65). La lettera ha una straordinaria rilevanza perché anticipa di diversi mesi l’inizio della collaborazione tra Mogol e Battisti, che già nel novembre del 1965 avevano composto due brani assieme. Per la canzone citata nella lettera invece, “Il Giorno che”, in realtà non uscì mai. Il brano fu originariamente composto e proposto come provino per il gruppo beat I Balordi. In seguito, parte dell’arrangiamento e della parte musicale scritti per questa canzone furono riutilizzati da Battisti per creare il suo celebre successo del 1969 “Mi ritorni in mente”.