Le ultime ricerche
La depressione e le nuove frontiere sulle infiammazioni: arrivano i farmaci per affrontare il male oscuro
I risultati degli studi hanno dimostrato una netta riduzione dei sintomi somatici della depressione, dell'ansia e della spossatezza cronica
La depressione maggiore potrebbe essere causata da un’infiammazione. Nuovi studi scientifici dimostrano la correlazione tra lo stato depressivo e le infiammazioni.
Gli ultimi studi
A maggio 2026, uno studio pilota di rilevanza internazionale guidato dall’Università di Bristol e pubblicato su JAMA Psychiatry ha testato il Tocilizumab (un farmaco biologico anti-infiammatorio usato per l’artrite reumatoide che blocca i recettori dell’interleuchina IL-6) su pazienti affetti da depressione grave resistente alle cure e con alti livelli di infiammazioni. I risultati hanno dimostrato una netta riduzione dei sintomi somatici della depressione, dell’ansia e della spossatezza cronica, migliorando sensibilmente la qualità della vita dei partecipanti. Questo studio ha aperto la strada ai primi trial di Fase III per l’uso di immunoterapie mirate in psichiatria. Un importantissimo studio della Columbia University Irving Medical Center (agosto 2026) ha dimostrato a livello molecolare come la depressione guidata da processi biologici alterati vada letteralmente a interrompere la produzione di nuovi neuroni nell’ippocampo (neurogenesi). Questo blocco toglie al cervello la flessibilità necessaria per separare i ricordi dolorosi e traumatici del passato dalle nuove esperienze quotidiane, intrappolando il paziente nel circolo vizioso della depressione. Nelle sue analisi e nei suoi interventi clinici, Giuseppe Nicolò(uno dei più grandi psichiatri italiani) sottolinea l’importanza di superare un approccio esclusivamente “farmaco-centrico” per abbracciare la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).