L'eterno ritorno
Il vero tormentone estivo? I compiti per le vacanze. E ora ci si mette anche il registro elettronico
Per gli studenti e i loro genitori non esiste vacanza senza compiti: gli insegnanti si ostinano ad assegnarli, i ragazzi a ignorarli, le famiglie a domandarsi fino a che punto insistere. In fondo, è una tradizione anche questa
Compiti interminabili, notifiche sul registro elettronico anche a lezioni finite e il diritto al riposo sacrificato. La tecnologia, nata per semplificare la scuola, rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di controllo. A pagarne le spese sono gli studenti ma anche i genitori. Così, insieme a pallone e racchettoni, nello zaino per la spiaggia si è costretti a portare sempre più libri e matite.
I compiti per le vacanze assegnati dopo la fine della scuola
C’era un tempo in cui l’ultimo giorno di scuola aveva un significato preciso. Suonava la campanella, si salutavano compagni e insegnanti, si infilavano i libri nello zaino e cominciavano davvero le vacanze. Oggi, invece, quella campanella sembra aver perso valore e la scuola continua a bussare alle porte degli studenti anche a luglio e agosto, attraverso una semplice notifica sul registro elettronico. Insomma, dimenticate quella lista di giusti compiti scritta a mano sul diario personale prima di lasciare la scuola fino a settembre: secondo un monitoraggio realizzato da Skuola.net, soltanto il 40% degli studenti ha ricevuto tutti i compiti entro l’ultimo giorno di lezione.
La scuola sempre connessa
Registro elettronico, comunicazioni immediate, materiali condivisi: strumenti utili, se utilizzati con equilibrio. Se fino a pochi anni fa un insegnante era costretto ad assegnare i compiti davanti alla classe, oggi può aggiungere esercizi in qualsiasi momento, senza alcun limite. Il risultato è una scuola che non conosce più orari, né pause. Così lo studente resta costantemente reperibile e le vacanze diventano una parentesi quasi apparente, perché basta il suono di una notifica per ricordargli che l’anno scolastico, in fondo, non è mai davvero terminato.
Il diritto a staccare la spina
Non è un caso se negli ultimi anni il ministero dell’Istruzione abbia richiamato più volte le scuole a un utilizzo più responsabile del registro elettronico. La nota ministeriale del 2025 voluta da Giuseppe Valditara invitava infatti i docenti a programmare con anticipo i compiti e a non utilizzare il registro per assegnazioni “last minute”, valorizzando piuttosto il diario personale e la pianificazione durante le lezioni. Lo stesso principio è stato ribadito anche in occasione delle vacanze del 2026. Perché educare significa certamente chiedere impegno e responsabilità, ma anche insegnare il valore del riposo, della lettura libera, dello sport, della famiglia, delle esperienze che non passano attraverso una verifica in classe.
Quanti fanno davvero i compiti per le vacanze?
Intanto la stessa indagine mostra come quasi tre studenti su quattro giudichino il carico di lavoro molto impegnativo o addirittura eccessivo. A metà estate soltanto uno su dieci ha già terminato i compiti, mentre la maggioranza è ancora ben lontana dalla conclusione. Tanti sono gli studenti che ammettono di non avere ancora aperto alcun libro. Mentre sempre più spesso si fa ricorso all’intelligenza artificiale o ai siti di soluzioni già pronte per adempiere al proprio dovere.
A ogni modo oltre sette studenti su dieci sono convinti che arriveranno a settembre con tutti, o quasi tutti, i compiti terminati, mentre poco più di uno su quattro teme di presentarsi al rientro con una parte consistente del lavoro ancora da completare. A emergere è il rapporto indigesto con gli esercizi estivi: tra coloro che sono stati raggiunti dall’indagine di skuola.net il 24% vorrebbe abolirli del tutto e il 43% li accetterebbe soltanto se molto contenuti dal punto di vista numerico. I favorevoli sono circa uno su tre (33%).
Il peso per le famiglie
Il 57% degli studenti racconta che i genitori lasciano completamente a loro la responsabilità di organizzare e svolgere i compiti. Solo il 13% riceve un aiuto costante, mentre il 30% sa di poter contare sui genitori solo in caso di difficoltà. Un segnale di maggiore autonomia, ma anche della volontà delle famiglie di non trasformare le vacanze in una seconda scuola. Inevitabilmente il peso per le famiglie degli studenti più piccoli risulta maggiore e le lamentele per l’utilizzo del registro elettronico nel corso delle vacanze sono frequenti. Nonostante ciò, quasi due famiglie su tre (62%) – così almeno dicono i loro figli – considerano i compiti comunque utili per mantenere allenata la mente. Una porzione assolutamente rilevante, il 38%, li percepisce invece come un ostacolo, più o meno marcato, alle vacanze estive.
Oltre 1 studente su 3 sceglie di lavorare durante l’estate
Non solo compiti. Il 34,5% degli studenti dichiara di lavorare nei periodi in cui non si va a scuola, sfruttando quindi l’estate o altri momenti di vacanza per fare nuove esperienze. Tra i lavori più svolti ci sono ancora quelli tradizionali: camerieri, bagnini, barman, animatori etc. Così mentre diversi professori continuano a inviare notifiche sul registro elettronico, gli studenti lanciano un messaggio che merita di essere considerato: utilizzare i mesi estivi per confrontarsi con il mondo del lavoro e acquisire responsabilità che nessun compito sul libro può insegnare, oltre a godersi la propria gioventù in vacanza. Senza dimenticare i compiti scritti sul diario prima del suono dell’ultima campanella.