L'intervista
«Il reddito di cittadinanza sulla fiducia fu una scelta per ottenere consenso facile. Così è andato anche ai criminali». Parla Vitale
Il manager ricostruisce le scelte politiche che hanno reso il Reddito di cittadinanza una prateria per truffatori, furbi e criminali: «Tre annualità senza verifiche preventive adeguate»
Era il gennaio 2019 e dal balcone di Palazzo Chigi Luigi Di Maio e i ministri M5S annunciavano di aver abolito la povertà: da qualche minuto il Consiglio dei Ministri guidato da Giuseppe Conte aveva, infatti, varato quel Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia della campagna elettorale del 2018, grazie al quale i pentastellati erano riusciti a diventare primo partito in Parlamento. A distanza di 8 anni quella misura, costata oltre 34 miliardi e rivelatasi assolutamente fallimentare sul fronte dell’inserimento lavorativo dei beneficiari, continua a far parlare di sé.
L’Inps ha recentemente reso noti i risultati di una serie di controlli, effettuati negli ultimi 18 mesi in collaborazione con la Guardia di Finanza, da cui sono emerse frodi nella percezione del reddito di cittadinanza per oltre 43milioni di euro. Ed è solo l’ultimo esempio di una serie di innumerevoli truffe ai danni dello Stato perpetrate proprio per il tramite del provvedimento bandiera di Conte e soci, che hanno più volte manifestato la volontà di reintrodurlo, come ripetono ad ogni campagna elettorale regionale. Ne abbiamo parlato con Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione Inps ed esperto di economia e finanza.
Tra chi ha percepito indebitamente il reddito, ci sono anche 4.374 soggetti condannati per reati ostativi e persino un latitante. Come è stato possibile che queste posizioni superassero i controlli iniziali?
«All’epoca, nel 2019, la procedura costruita dall’Istituto per l’istruttoria e il controllo dei requisiti di chi presentava domanda di reddito di cittadinanza, si fondava esclusivamente sulle autodichiarazioni rese dagli interessati, rimandando ad un momento successivo i controlli, anche quelli sul casellario giudiziale che avrebbero potuto essere facilmente verificati. Tuttavia, non risulta poi essere stata posta in essere una attività di controllo successiva all’accoglimento delle domande sulla base della autodichiarazione dei requisiti. L’Istituto si limitava ad interrompere le erogazioni illegittime volta per volta segnalate dall’Autorità giudiziaria o di polizia».
Perché non furono stabiliti controlli a monte?
«La scelta di procedere ad erogare il reddito di cittadinanza sulla base delle autocertificazioni, sulla fiducia, senza adeguati controlli preventivi, fu una scelta politica dell’allora Presidente Tridico. Questo modo di procedere fu poi trasferito agli uffici dell’Istituto deputati a pagare a prescindere, e soltanto poi eventualmente controllare. Si è trattato di una procedura costruita male fin dall’inizio in quanto potenzialmente idonea a favorire chi non aveva i requisiti per avere diritto al sussidio che così fu erogato a pioggia, anche a pregiudicati. Una scelta deliberata per ottenere facile consenso elettorale».
Nessun si pose il problema delle conseguenze?
«Queste circostanze furono a suo tempo rilevate dallo stesso Magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo sull’Istituto e furono oggetto di segnalazione di danno erariale. Non senza contare poi che la scelta di non effettuare controlli preventivi e pagare sulla fiducia, finiva anche per avere effetti perversi sul mercato del lavoro. Difatti, la finalità della misura avrebbe dovuto essere quella di sostenere le persone e accompagnarle a integrarsi nel circuito lavorativo. Invece, come dimostrarono le inchieste, la scelta di pagare tutti senza adeguati controlli, finiva per avere effetti perversi, in quanto v’erano lavoratori che lavoravano sottopagati e in nero pur di prendere 700/800 euro di reddito di cittadinanza se non addirittura non davano la loro disponibilità a essere impiegati».
Al netto delle singole posizioni, sono emersi elementi utili a ipotizzare che il Reddito di cittadinanza sia stato utilizzato in maniera sistematica dalla criminalità organizzata per foraggiare le proprie attività illecite?
«Purtroppo, considerata l’entità delle somme indebitamente erogate che ammontano a centinaia di milioni, e di quelle effettivamente accertate – circa 43 milioni di euro -, non si tratta di casi singoli e isolati. Dalle stesse indagini della Guardia di Finanza risulta che in moltissimi casi il sussidio sia stato erogato ad affiliati alla criminalità organizzata trasferendolo a loro volta in un sistema di welfare parallelo. Di conseguenza, vi è la concreta possibilità che una gran parte del reddito di cittadinanza abbia finito per essere un sostegno per attività illecite: la misura grillina utilizzata come leva per la criminalità, il lavoro nero e alimentare la disoccupazione».
Tra i percettori del reddito, si annoverano anche personaggi come Pietro Maso, condannato a 30 anni per avere ucciso i genitori e Raimondo Etro, ex brigatista condannato a 20 anni e 6 mesi per concorso nella strage di via Fani. Il paradosso è che questi soggetti, secondo la legge voluta dal Movimento 5 stelle, avevano diritto al beneficio nonostante gli efferati delitti di cui si sono macchiati.
«In effetti è difficile negare che la legge avesse maglie troppo larghe e finisse per favorire l’erogazione del sussidio a persone che non avrebbero dovuto mai averlo. Appena uscita la legge e constatati i buchi neri evidenziati a seguito di un primo sommario incrocio delle banche dati – 23 brigatisti rossi in condizione di libertà restrittiva – il presidente Tridico era stato informato della questione. Fu suggerito di adottare le necessarie misure correttive; lo stesso presidente ebbe una reazione scomposta e alterata, ribadendo che nulla doveva essere toccato».
Quanto è stato importante il protocollo di intesa sottoscritto nel 2022 con la Guardia di Finanza nell’individuazione di queste gravissime irregolarità e quante frodi si sarebbero potute evitare prevedendo prima queste forme di collaborazione?
«La stipula del Protocollo è stata senz’altro importante, ma non si può delegare tutto ai controlli della Guardia di Finanza. Sono mancati i controlli preventivi. E nel frattempo sono state erogate tre annualità (2019-2021) senza controlli preventivi adeguati».
La normativa prevede la restituzione delle somme indebitamente percepite: in che percentuale, mediamente, si riesce a recuperare il maltolto e quanto rimane, invece, a carico della collettività?
«Le attività di recupero sono molto difficili e destinate presumibilmente a restare senza esito in quanto i soldi sono ormai entrati nel circuito della malavita o comunque irrecuperabili trattandosi di soggetti nullatenenti o detenuti. Ripeto, il danno ha avuto effetti finanziari indescrivibili e non credo che noi riusciremo a recuperare quanto erogato in maniera scellerata».
Oggi il Reddito di cittadinanza è stato sostituito dall’Assegno di inclusione. Dal punto di vista dei controlli, il nuovo sistema offre garanzie tali da impedire il ripetersi di casi come quelli emersi negli ultimi mesi?
«Con l’Assegno di inclusione, lo Stato ha invertito la rotta cancellando la politica delle “autocertificazioni sulla fiducia” e restituendo il vero senso sociale della misura. Grazie alla piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa), l’Inps effettua controlli preventivi bloccanti se il richiedente è in carcere o sotto misura cautelare: il pagamento viene bloccato prima di partire. Inoltre, il legislatore ha rivisto i requisiti e l’elenco dei reati ostativi in modo da evitare che il sussidio sia erogato a chi si è macchiato di crimini di sangue o eversivi».