Il colpo di Ferragosto
Furto dei capolavori di Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato il furgone della fuga. Sgarbi: un colpo senza senso
Svolta nelle indagini sul clamoroso furto d’arte al Museo Regionale di Messina (MuMe). La Squadra Mobile e i Carabinieri del TPC, coordinati dal procuratore Antonio D’Amato, hanno individuato in una zona periferica priva di telecamere il furgone impiegato dai malviventi per la fuga, dove si presume sia avvenuto un cambio d’auto.
Il mezzo è stato individuato in un’area periferica della città priva di videosorveglianza; si ipotizza che in quel punto la banda abbia effettuato uno scambio di vettura per far perdere le proprie tracce.
Colpo di Ferragosto delle opere di Antonello da Messina: trovato il furgone della fuga
Accanto ai riscontri logistici, gli inquirenti si concentrano ora sulle gravissime falle del sistema di sicurezza. Resta da chiarire come la banda, composta da quattro persone (due esecutori materiali e due pali), sia riuscita ad agire indisturbata nonostante gli allarmi fossero regolarmente funzionanti e quattro addetti alla sorveglianza fossero in servizio.
La svolta e i punti ancora oscuri del colpo
La fuga rocambolesca è stata interrotta dal passaggio di una coppia di turisti e di una famiglia locale: i passanti, notando due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio abbandonate su un muretto esterno, hanno dato l’allarme. I ladri sono comunque riusciti a sottrarre le altre tre tavole del Polittico e la preziosa tavoletta bifronte della Madonna col Bambino del Cristo in pietà.
Furto dei capolavori di Antonello da Messina: un’azione fulminea condotta da quattro persone
Ma c’è di più. Scrive il Corriere in un aggiornamento sulla notizia: «Le immagini delle telecamere hanno ripreso due persone entrate all’interno delle sale: entrambe indossavano caschi integrali da motociclista e magliette nere. Hanno spaccato con una mazza la teca di vetro che custodiva i capolavori e sono scappati. L’azione è durata non più di tre minuti. Si presume che almeno altri due complici fossero in attesa all’esterno dell’edificio con il compito di fare da “pali”. I primi ad accorgersi del colpo sono stati alcuni passanti: hanno notato per terra due delle tavole portate via dal museo e perse dai banditi durante la fuga».
Sgarbi: «Opere invendibili, furto senza senso»
Intanto, sulla vicenda è intervenuto in un’intervista al Corriere della Sera il critico d’arte Vittorio Sgarbi, definendo l’episodio «un furto senza senso e incomprensibile, poiché si tratta di pezzi unici, trasversalmente noti e assolutamente invendibili sul mercato». In un’intervista al quotidiano l’esperto, che nel 2003 promosse l’acquisto della tavoletta da parte della Regione Siciliana per circa 360mila euro, ha espresso forte timore per la delicatezza del supporto ligneo: «Oggi quell’opera vale decine di milioni. Antonello è il Piero della Francesca della Sicilia, capace di anticipare persino la luce di Vermeer». Una sottolineatura che rimarca la gravita dello scempio compiuto, su cui le indagini proseguono senza sosta. A ritmo serrato. E contro ignoti, per furto pluriaggravato di beni culturali. Con al vaglio le testimonianze del personale di custodia e i filmati delle telecamere della zona.