Braccio di ferro
Netanyahu alle strette su Gaza, quattro ore di faccia a faccia con Kushner che rilancia: “Avanti con il piano, basta ostacoli”
L’inviato americano ottiene l’apertura di due gruppi di lavoro, ma Israele non arretra: nessun ritiro o ricostruzione prima del disarmo completo di Hamas. Intanto Trump avverte: «Se l’Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo a tappeto»
Esteri - di Alice Carrazza - 17 Agosto 2026 alle 19:26
Oltre quattro ore di colloquio e un messaggio consegnato senza troppi riguardi diplomatici: procedere con il piano di Donald Trump per Gaza e «non creare ostacoli». È la richiesta che Jared Kushner, inviato del presidente americano e suo genero, ha rivolto lunedì a Benjamin Netanyahu durante il vertice di Gerusalemme, secondo una fonte israeliana citata dalla Cnn. Il premier ha replicato che Israele sostiene il progetto statunitense, ma non intende sacrificare le proprie condizioni di sicurezza.
Un funzionario del Board of Peace ha definito l’incontro «lungo, approfondito e molto produttivo», riferendo di un’intesa sul percorso da seguire. Una formula ottimistica che, tuttavia, non cancella lo stallo: Washington vuole rimettere in moto la road map in 15 punti, mentre Netanyahu continua a respingerne la successione delle fasi.
Il braccio di ferro sul disarmo
Il punto non è più soltanto che cosa debbano fare Israele e Hamas, ma chi debba muoversi per primo. Il piano prevede la progressiva consegna delle armi da parte dell’organizzazione terroristica, accompagnata dal ritiro dell’esercito israeliano e dal passaggio dell’amministrazione della Striscia a un governo palestinese di tecnocrati.
Hamas sostiene di avere accettato la road map, tuttavia subordina l’avvio del disarmo alla cessazione degli attacchi israeliani e a un impegno pubblico di Netanyahu sul ritiro. Bibi invece rovescia l’ordine: nessun arretramento delle truppe finché le milizie terroristiche non avranno consegnato l’intero arsenale, comprese le armi leggere.
Su questo punto Kushner non ha però ottenuto concessioni. Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane non abbandoneranno l’attuale linea di demarcazione e continueranno a colpire, quando ritenuto necessario, i responsabili dell’assalto del 7 ottobre 2023. La ricostruzione di Gaza, inoltre, non potrà cominciare prima della completa smilitarizzazione.
L’ufficio del premier ha parlato di confronto «approfondito e costruttivo» e ha annunciato la creazione di due gruppi di lavoro: il primo dedicato al disarmo e alla verifica delle armi consegnate. Il secondo alle emergenze sanitarie, all’acqua potabile e ai servizi essenziali nella Striscia.
Il limite fissato da Israele
La delegazione israeliana ha tracciato anche un confine politico. Secondo una fonte presente al vertice citata da Ynet, non sarà accettata «alcuna concessione che possa spianare la strada a uno Stato palestinese». Sarebbe stata inoltre accantonata, almeno per ora, l’ipotesi di avviare il piano attraverso alcune “zone pilota”.
Per Netanyahu la prova decisiva non sarà dunque una dichiarazione di Hamas, ma la distruzione effettiva delle armi, controllando che il gruppo non consegni materiale vecchio o inutilizzabile per conservare clandestinamente le proprie capacità militari.
Kushner era arrivato a Gerusalemme dopo aver incontrato al Cairo il leader politico di Hamas Khalil al-Hayya insieme a Nickolay Mladenov e Tony Blair. È soltanto il secondo colloquio noto tra l’inviato americano e i rappresentanti dell’organizzazione terroristica. Trump, intervistato da Fox News, ha sostenuto che Hamas stia già «consegnando le armi». E ha lasciato intendere che Israele dovrebbe sospendere in questa fase gli attacchi.
L’altro fronte aperto con l’Iran
Non solo. La pressione su Gaza arriva mentre la Casa Bianca è impegnata nell’altra guerra contro l’Iran. Il memorandum sottoscritto a giugno, che prevedeva la cessazione delle operazioni e sessanta giorni per raggiungere un’intesa definitiva, è rapidamente naufragato. Il nodo resta il controllo dello Stretto di Hormuz, attraversato prima del conflitto da circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Teheran rivendica il diritto di gestirne il traffico, mentre Washington mantiene il blocco navale. Un alto funzionario iraniano ha minacciato il passaggio a una postura «pienamente offensiva» e un attacco «tempestivo e preciso» qualora la diplomazia fallisse.
Trump: “Bombe sull’Oman se necessario”
Trump ha risposto invitando il regime degli ayatollah ad «alzare bandiera bianca» e ribadendo che l’obiettivo prioritario degli Stati Uniti resta impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Il presidente ha inasprito i toni anche contro Mascate intralciasse i negoziati: «Se l’Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo a tappeto». Proprio Iran e le autorità omanite sostengono di essere vicini a un’intesa sulle rotte navali attraverso Hormuz, ma la mediazione procede lentamente. Mentre gli attacchi dei pasdaran e l’attività delle milizie sostenute da Teheran alimentano il rischio di un’ulteriore espansione del conflitto.