La lettera a von der Leyen
Meloni chiede all’Ue un bagno di realismo sulle regole di bilancio: “Se ne discuta al prossimo Ecofin”
La premier avverte Bruxelles sull'impatto di inflazione e costi dell'energia e avverte sui rischi di rimanere inchiodati a tetti di spesa fissati in termini nominali. A Palazzo Chigi il vertice in vista dell'approvazione del Dpfp
Vertice di maggioranza a Palazzo Chigi in vista dell’approvazione del Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica e per approfondire la strategia del Governo di fronte al nuovo quadro economico internazionale, caratterizzato dalle pressioni inflazionistiche e dall’aumento dei costi dell’energia. All’incontro, convocato dalla premier Giorgia Meloni, secondo quanto emerso erano presenti i vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi
Al centro della discussione, in particolare, la richiesta dell’Italia alla Commissione europea, contenuta in una lettera di Meloni a von der Leyen, di riconoscere l’impatto delle spese aggiuntive determinate dall’aumento dell’inflazione e il tema del caro energia da tempo all’attenzione del governo. L’obiettivo prioritario per l’esecutivo, è trapelato, è contenere l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese, sostenendo al contempo la competitività del sistema produttivo.
La lettera di Meloni a von der Leyen arrivata a Bruxelles
La Commissione Europea ha confermato di aver ricevuto la lettera, nella quale la premier Meloni chiede di mettere le questioni all’ordine del giorno del prossimo Ecofin, prendendo atto del fatto che si tratta di problemi che interessa tutti gli Stati membri e che, quindi, necessitano di una risposta comunitaria compatta.
Le speranze deluse sulla fine della crisi in Medio Oriente
“Caro presidente, cara Ursula, mentre entriamo nel quarto trimestre dell’anno, le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono state deluse e i mercati energetici rimangono estremamente tesi”, si legge nell’attacco della lettera, che prosegue sottolineando che “il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l’80% rispetto all’inizio dell’anno; il gas naturale è piu’ costoso del 156 per cento”. “Sebbene la maggior parte degli Stati membri sia intervenuta per frenare l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette – prosegue la presidente del Consiglio – il reddito disponibile reale delle famiglie sta subendo un duro colpo, con l’inflazione complessiva che a settembre ha raggiunto un nuovo massimo. Inoltre, la competitività delle imprese europee è stata gravemente compromessa dall’aumento dei costi energetici”.
L’impatto di inflazione ed energia su famiglie e imprese
“In questo contesto – si legge ancora nella lettera di Meloni – i percorsi concordati della spesa netta nell’ambito del quadro di bilancio europeo lasciano margini limitati per attenuare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive, in un momento caratterizzato da significativi rischi al ribasso per l’economia. Come sai, l’aumento a breve termine delle entrate derivanti dalle imposte indirette, dovuto alla maggiore inflazione, non può essere utilizzato per finanziare misure fiscali compensative di sostegno, a meno che uno Stato membro non disponga di margini all’interno del percorso concordato della spesa netta”, poiché “queste misure di sostegno sono classificate come variazioni discrezionali delle entrate”.
La differenza tra termini nominali e realtà
Sebbene “questa caratteristica delle regole di bilancio dell’Ue miri a garantire la solidità dei conti pubblici nel medio termine, dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate supplementari al fine di attenuare, in modo temporaneo e mirato, l’aumento dei costi energetici”.
Tuttavia, ricorda Meloni, “nell’aggiornare i nostri piani di bilancio per il 2027, emerge un altro problema legato alle regole di bilancio. Infatti, il tetto alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e, in quanto tale, potrebbe non tenere pienamente conto dell’impatto di bilancio derivante da un’inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato, ovvero del fatto che la spesa pubblica possa aumentare a causa di meccanismi e processi di mercato al di fuori del controllo del governo”.
L’esempio della spesa per le pensioni
Meloni quindi presenta casi concreti: “L’esempio più significativo è rappresentato dai pagamenti pensionistici, che sono indicizzati, seppure con un certo ritardo temporale, all’andamento dei prezzi al consumo. L’impatto è considerevole: nel caso dell’Italia, la dotazione di spesa direttamente influenzata da un’inflazione che supera in modo significativo le proiezioni alla base del piano di bilancio equivale al 20,4% del Pil. Altre componenti di spesa che subiranno l’impatto di un’inflazione più elevata già nel 2027 ammontano al 12% del Pil”.
Una questione di scelte per la Commissione Ue
“Siamo consapevoli del rischio di modificare le regole di bilancio di recente introduzione che perseguono un obiettivo che tutti condividiamo, ovvero la sostenibilità del debito. Siamo inoltre pienamente consapevoli degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi in corso e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta”, chiarisce la premier, precisando che “tuttavia riteniamo che il quadro di bilancio lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti che ho appena evidenziato nel valutare ex ante la conformità alla regola di spesa nel corso dell’esame dei prossimi documenti programmatici di bilancio”.
L’invito a discuterne nel prossimo Ecofin
“Ritengo che si tratti di una questione urgente che non può più essere rinviata e che dovrebbe essere discussa dai ministri delle Finanze nella prossima riunione dell’Ecofin”, conclude Meloni, mettendosi a disposizione, insieme al suo staff, “per approfondire le questioni che ho brevemente trattato in questa lettera e per dare concretezza alla nostra risposta comune”.