Colpo mancato a Venezia
Fermate dagli agenti 5 borseggiatrici sventolano l’ecografia della gravidanza per farla franca: ma in Questura non va come sperano
C’è chi affina la tecnica della rapina ai turisti portandosi dietro giacche e cartoni, chi si imbacucca in abiti improbabili per mistificare mosse e nascondere operazioni furtive e chi, più che pensare al colpo, si predispone per un possibile fermo. Ed è così le borseggiatrici fermate dalla polizia a Rialto, giravano con l’ecografia nello zaino pronte a sfoderare l’arma di difesa: «Siamo incinte». Il teatro della ennesima replica? Venezia, dove gli agenti di San Marco hanno riconosciuto 5 ladre già note in campo San Bartolomeo e le hanno fermate. Tre di loro però erano in stato interessante e con tanto di referto al seguito…
Venezia, borseggiatrici fermate: pensavano di scamparla con l’ecografia della gravidanza
La notizia, rilanciata dal Gazzettino per una volta più che sul furto in sé desta stupore per il post-rapina. Scrive il quotidiano locale: «Cinque borseggiatrici individuate tutte assieme, bloccate dagli agenti della polizia di Stato mentre si aggiravano per Rialto. Due di loro sono minorenni, tre sono invece maggiorenni e tutte incinte. Questa volta, però, non si sono limitate a sbandierare la loro gravidanza con urla e strilli ai quattro venti, ma giravano per il centro storico direttamente con le loro ecografie negli zaini».
La banda in Questura ha subito sventolato le ecografie, ma…
Tutto chiaro no? Non solo urla, scenate e la solita sfacciataggine. Questa volta le borseggiatrici che presidiano il centro storico di Venezia hanno dimostrato di aver affinato la strategia, portandosi direttamente negli zaini i referti medici e le ecografie per attestare la gravidanza. Un “kit di sopravvivenza” burocratico da sfoderare in caso di fermo per evitare il carcere e farsi subito rilasciare… Peccato per loro, però, che stavolta il trucco non sia bastato a salvare le cinque borseggiatrici seriali, bloccate dagli agenti del commissariato San Marco mentre puntavano i turisti in campo San Bartolomeo, a due passi dal ponte di Rialto.
Volti noti e precedenti in sospeso: come finisce in Questura
Tutti volti e nomi noti alle forze dell’ordine per precedenti legati proprio a furti e borseggi, le cinque sono incappate negli agenti che hanno deciso di intervenire prima che la banda al femminile potesse entrare in azione, accompagnandole in Questura per identificarle. Non a caso, una volta lì, infatti, sono emerse le rispettive posizioni: per le due minorenni del gruppo si sono aperte allora le porte delle comunità di accoglienza. Mentre le tre maggiorenni incinte hanno tentato, inutilmente, di sventolare la carta dell’ecografia al seguito per farla franca.
Peraltro, due di loro, oltre a essere denunciate a piede libero, sono risultate inottemperanti al foglio di via che vietava loro di rimettere piede nel Comune di Venezia. E per la terza, il cui provvedimento era scaduto a inizio agosto, la Questura ha già avviato le pratiche per il rinnovo della misura di allontanamento.
La gravidanza usata dalle borseggiatrici (e non solo a Venezia) come scudo per l’impunità
E intanto la città lagunare si conferma un fronte caldissimo nella lotta al degrado e alla microcriminalità predatoria. Una piaga esplosa anche mediaticamente tra provocazioni social, faide e recenti maxi-inchieste dei Carabinieri, che hanno portato a diverse misure cautelari e condanne per le “regine” dei borseggi. L’intervento a Rialto, allora, che ha stroncato sul nascere le intenzioni del gruppetto intento a individuare le prede da borseggiare puntando zaini e borse, dimostra che l’attenzione delle forze dell’ordine resta altissima. E la mano ferma nello smascherare l’ennesimo, intollerabile abuso dello stato di gravidanza, esibito come uno scudo di impunità per continuare a saccheggiare cittadini e turisti.