Il sondaggio del Secolo
Famiglia nel bosco, posizione quasi unanime dei nostri lettori: il 96% vuole il ricongiungimento
Su 1.358 partecipanti, il 77,5% chiede che i bambini tornino con i genitori senza ulteriori rinvii e il 18,4% sceglie un rientro vigilato. Solo il 4,1% ritiene necessario attendere ancora
Il dato più interessante non è il 77,5%. È il 95,9%. Perché davanti alla vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, i lettori del Secolo d’Italia possono dividersi sulle modalità, ma quasi non si dividono più sull’esito: 1.302 partecipanti su 1.358 ritengono che esistano ormai le condizioni perché i tre bambini tornino a vivere con i genitori, immediatamente oppure attraverso un percorso accompagnato.
È un risultato che arriva dopo mesi nei quali il caso di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion ha smesso da tempo di riguardare soltanto una casa isolata nei boschi di Palmoli. È diventato una domanda molto più scomoda: fin dove può spingersi lo Stato nella tutela dei minori prima che la tutela rischi di trasformarsi in una separazione senza fine?

Il 77,5% dice: “Ora basta”
La risposta più scelta non usa mezze misure. Il 77,5% ritiene che, una volta rispettate le condizioni poste alla coppia, la separazione non possa diventare permanente. Un altro 18,4% sceglie la strada più prudente: sì al ricongiungimento, ma mantenendo controlli e accompagnamento dei servizi.
Solo il 4,1% preferisce che siano i giudici a verificare ulteriormente la situazione prima del rientro.
Il dato assume peso alla luce di ciò che è accaduto nel frattempo. I bambini vivono in comunità dallo scorso 20 novembre; la richiesta formale di ricongiungimento è stata presentata dalla difesa il 25 giugno e il 7 agosto l’avvocato Simone Pillon ha persino depositato un sollecito affinché il Tribunale per i minorenni dell’Aquila decidesse al più presto.
Prescrizioni rispettate, ma la decisione ancora non arriva
Nel frattempo la coppia ha modificato le condizioni abitative e accettato le prescrizioni richieste; i tre figli sono stati seguiti sul piano scolastico e hanno superato gli esami per l’ammissione alle classi successive. Eppure, a fine agosto, la situazione resta sospesa. A pochi giorni dalla riapertura delle scuole non è stato ancora stabilito neppure dove i bambini proseguiranno gli studi: sul tavolo ci sono Palmoli, Vasto o l’istruzione parentale. Una decisione che dipende a sua volta dal pronunciamento del Tribunale sul futuro della famiglia.
Quando la tutela deve saper fare un passo indietro
È qui che il sondaggio smette di essere soltanto un esercizio d’opinione. Nessuno mette in discussione il dovere dello Stato di intervenire quando un minore è realmente in pericolo. È precisamente per questo, però, che ogni intervento deve restare proporzionato, verificabile e orientato al ritorno alla normalità familiare, quando le condizioni che lo avevano motivato vengono superate.
La famiglia naturale non è una concessione dell’amministrazione e l’allontanamento non può trasformarsi, per inerzia dei tempi, in una condizione ordinaria.
I nostri lettori sembrano aver colto esattamente questo punto. Il 95,9% non chiede allo Stato di scomparire: gli chiede di sapere quando è arrivato il momento di fare un passo indietro.