Più croce che delizia
Effetto Mamdani, chi è El-Sayed, il «Bruce Springsteen musulmano», vincitore delle primarie dem in Michigan: scossone per la sinistra
Non fa parte della working class e le sue posizioni radicali non sono apprezzate da tutti i dem. Si chiama Abdul El-Sayed, ha 41 anni ed è il candidato della sinistra al Senato in Michigan
Esteri - di Gabriele Caramelli - 5 Agosto 2026 alle 15:32
Dopo il sindaco islamico di New York, Zohran Mamdani, la sinistra democratica si è ritrovata a dover gestire un altro personaggio divisivo che rischia anche di minare gli equilibri interni del partito. Si tratta di Abdul El-Sayed, il nuovo candidato musulmano e progressista al Senato in Michigan, che alle primarie ha battuto la moderata Haley Stevens. Un duro colpo all’establishment dello schieramento progressista, che ormai sembra muoversi verso una linea radicale. Il 41enne di origini egiziane, infatti, fa parte del gruppo dei Dsa (Democratic and socialists of America), oltre ad essere sostenuto da due personalità già note nell’ala estrema della sinistra americana, ossia il senatore del Vermont Bernie Sanders e la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez.
Chiaramente, ciò che lo lega ai due “padrini ideologici” e all’area più integralista della sinistra sono le sue convinzioni sulla politica interna ed estera: El-Sayed è contrario all’intervento degli Usa in Medio Oriente e al sostegno di Israele, oltre ad essere favorevole all’abolizione dell’Ice. Non c’è da stupirsi, viste le sue radici che affondano nel quartiere di Dearborn, nei pressi di Detroit, dove c’è una delle comunità musulmane più grandi d’America. Quest’ultima ha avuto un peso specifico anche nelle proteste pro-Pal e contro l’appoggio dell’ex presidente Joe Biden allo Stato ebraico.
Effetto Mamdani, chi è El-Sayed: il nuovo candidato musulmano della sinistra americana
Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed condividono la fede, certamente, ma anche un percorso scolastico prestigioso: il primo si è laureato al Bowdoin College in Maine ed è figlio di Mahmood Mamdani, un accademico e antropologo di origini ugandesi famoso in tutto il mondo. Il secondo, invece, è stato un ex giocatore di football americano ai tempi della scuola superiore, ha studiato in atenei di grande qualità, guadagnandosi anche una borsa di studio all’Oriel College dell’Università di Oxford. Uno dei suoi collaboratori lo ha soprannominato il «Bruce Springsteen musulmano». Insomma, entrambi non sono esattamente lo specchio dei ceti americani più bassi e della classe lavoratrice.
Una scelta che pagherà ai fini elettorali?
Negli ultimi tempi, Mamdani è stato considerato sgradito dai familiari delle vittime dell’11 settembre 2001, che hanno firmato una petizione online per evitare che partecipi alla commemorazione del prossimo mese. Insomma, se da un lato c’è chi lo vota e lo sostiene, dall’altro c’è una parte dell’elettorato che non ha più intenzione di appoggiare una certa sinistra radicale. Il caso di El-Sayed è molto simile, visto che alcuni sostenitori dei dem temono per le sue posizioni radicali: sui social è apparso in una foto con l’influente marxista e antisionista Hassan Piker. Ma non è finita qui, perché anche i sondaggi lo danno in svantaggio rispetto alla destra alle urne: secondo The Hill, Abdul è in difficoltà rispetto allo sfidante repubblicano Mike Rogers. Non è detto che il cambio di rotta dei dem possa portare una stagione di rinnovamento, dal momento che certe figure come quella di El-Sayed potrebbero minare le varie sensibilità del partito.