Aveva 31 anni
È morto Varenne, il cavallo leggenda del trotto. Lollobrigida: “Addio al figlio del vento”
Vinse 62 gare su 73 battendo qualsiasi record. Ritiratosi nel 2002, ha avuto duemila figli. Considerato il più grande trottatore della storia, ha vinto tutto
Aveva 31 anni, che per un cavallo non sono pochi. Ma si può definire solo un cavallo, Varenne? Scompare la leggenda del trotto, il più grande di ogni tempo. Dopo una vita di straordinari e irripetibili successi.
62 vittorie su 73 gare
È stato l’unico trottatore nella storia a vincere le corse più importanti del mondo nello stesso anno (2001). E rimane tuttora il cavallo più ricco e vincente della storia dell’ippica. Nella sua straordinaria carriera agonistica ha conquistat0 62 vittorie sulle 73 gare disputate, di cui be 51 gran premi. Tre campionati del mondo, due Gran Prix d’Amerique, tre volte vincitore ad Agnano. Un trionfo internazionale.
Scartato
La storia di Varenne (chiamato affettuosamente Il Capitano) è una vera e propria epopea sportiva, che ha trasformato un puledro inizialmente scartato nel trottatore più forte di tutti i tempi.
Varenne nasce il 19 maggio 1995 in Italia, presso l’allevamento di Zenzalino a Copparo, in provincia di Ferrara. È figlio di uno stallone americano, Waikiki Beach, e di una fattrice italiana, Ialmaz. Il suo nome viene scelto dall’allevatore in onore di Rue de Varenne, la via di Parigi in cui si trova l’Ambasciata d’Italia.
Da piccolo Varenne non sembrava affatto un vincente. Aveva un problema fisico, una malformazione alla cartilagine di un nodello, che faceva scartare l’ipotesi di una grande carriera da corridore. Venne venduto per pochissimo e passò per diverse mani, finché non fu acquistato per il 50% dal driver francese Jean-Pierre Dubois, che lo portò a correre in Normandia senza ottenere grandi risultati.
La svolta
La sua vita cambia quando viene notato e acquistato dal centro-sud Italia per la scuderia Tuonoplus. Viene affidato alle cure di due uomini che diventeranno la sua ombra. Jori Turja, l’allenatore finlandese che ne capisce il potenziale e ne cura la preparazione. E Giampaolo Minnucci, il driver romano che lo guiderà in pista per quasi tutta la sua gloriosa carriera, creando con lui un binomio leggendario.
I trionfi
Nel 1998 vince il prestigioso Derby italiano di trotto e da lì non si ferma più. Tra il 2000 e il 2002, Varenne diventa un fenomeno mondiale. Distrugge tutti i rivali storici in ogni continente. Il suo anno di grazia è il 2001, quando compie un’impresa mai più replicata: vince il Grande Slam del trotto mondiale nello stesso anno, conquistando il Prix d’Amérique a Parigi, l’Elitloppet in Svezia e la Breeders Crown negli Stati Uniti. Diventa l’unico animale eletto “Cavallo dell’anno” in tre nazioni diverse contemporaneamente (Italia, Francia, USA).
Varenne si ritira ufficialmente dalle corse nell’autunno del 2002, dopo aver accumulato oltre 6 milioni di euro di premi (un record tuttora imbattuto nel trotto).
Riproduttore record
Ha riprodotto, attraverso la fecondazione, duemila puledri. La sua scuderia ha incassato 18 milioni di euro da questa attività. Ha vissuto ed è morto da Re.
Lollobrigida: “Addio al figlio del vento”
“Oggi ci lascia Varenne, il Figlio del Vento, probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera, a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida in un post sui social. “A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del Capitano, esprimo il mio cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano”.
Il cordoglio della politica
“Buon viaggio, Capitano. Grazie per aver fatto sognare un Paese intero”, dice Luca Zaia. “Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui più importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”, aggiunge il presidente del Consiglio regionale del Veneto.
Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di FdI alla Camera, chiede “al Coni un minuto di silenzio nelle competizioni sportive: Varenne è da considerare un mito come Coppi o Mennea”.
Ho avuto il piacere di vederlo in più occasioni, anche a Fieracavalli a Verona, quando ormai le competizioni erano un bellissimo ricordo, ma l’ammirazione dei tifosi rimaneva immutata nel celebrarlo. Un onore, un tributo che il “Capitano”, ha meritato come nessun altro nel mondo dell’ippica. Addio Varenne, immenso campione!”, dichiara il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra.