Fornisce anche Kiev
Esplosione della fabbrica di armi a Colleferro, la smentita di Guido Crosetto: “Nessuna pista russa, incidente dovuto a un problema interno”
Il ministro della Difesa smonta tutte le ipotesi che erano circolate dopo l'incidente del 13 agosto che per fortuna non ha avuto conseguenze
Non c’è nessuna pista russa dietro l’esplosione della fabbrica di armi avvenuta lo scorso 13 agosto a Colleferro che, fortunatamente, non ha causato morti. A chiarirlo è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, dopo le indiscrezioni giornalistiche relative al fatto che la fabbrica producesse armi anche per l’esercito di Kiev.
Le parole di Crosetto
Il ministro della Difesa lo ha chiarito senza mezzi termini: “Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno“. La procura di Velletri ha aperto un’inchiesta sull’incidente al sito della Knds Ammo Italy, che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale. Armamenti che vengono anche inviati in Ucraina. C’è stato prima un incendio, cui è seguita poi un’esplosione nel reparto Pressatura Polveri.
Una consulenza tecnica aiuterà i magistrati ad accertare la dinamica di quello che è successo ed eventuali responsabilità. Il fatto che Knds produca munizioni per l’Ucraina e la propensione di Mosca a compiere attentati ‘fuori area’ per colpire chi sostiene Kiev ha fatto subito scattare i sospetti sulla pista russa. Da considerare anche che tre giorni prima si era verificato un altro incidente – sempre con incendio ed esplosione – ad una fabbrica di armi della Emco vicino a Belica, in Bulgaria. I primi rilievi sembrano però escludere la pista di un attentato e Crosetto lo ha sottolineato: “Non c’è bisogno di inventare colpe per chi già ogni giorno, da anni, conduce una pericolosa guerra ibrida“.
Il precedente del 2007
Il precedente più grave avvenuto nello stesso stabilimento risale al 9 ottobre 2007, quando una violenta esplosione all’interno dell’allora Simmel Difesa causò la morte di un operaio e il ferimento di altre 13 persone.
A perdere allora la vita fu Roberto Pignalberi, un operaio di 35 anni residente a Serrone (in provincia di Frosinone), sposato da poco e padre di un bimbo piccolo. La deflagrazione avvenne intorno alle 10:00 del mattino all’interno di un padiglione isolato dello stabilimento. L’operaio stava lavorando con un’impastatrice meccanica utilizzata per assemblare il materiale esplodente.
A differenza del tragico evento del 2007, l’esplosione del 13 agosto 2026 non ha registrato vittime o feriti. In questo recente caso, l’allarme tempestivo e il corretto funzionamento dei sistemi antincendio automatizzati hanno permesso ai 24 operai in servizio di evacuare e rifugiarsi nei bunker di sicurezza prima che avvenisse la deflagrazione principale. Proprio sulla scorta di quanto accaduto diciannove anni fa non si esclude, anche in questo caso, un evento fortuito alla base dell’incidente.