Il post polemico
Compensi Rai, Salvo Sottile attacca sul caso Report: “Quando pubblicarono i miei nessuno protestò”
“Report può indagare tutti, ma guai a toccare Report”: Salvo Sottile smaschera l’indignazione a senso unico
Perché per gli inviati di Report sì e per Salvo Sottile no? È la domanda che il giornalista mette sul tavolo dopo la polemica sulla pubblicazione dei compensi legati alla trasmissione di Sigfrido Ranucci. Perché quando sui giornali finirono i suoi compensi in Rai, Sottile non ricorda barricate, comunicati indignati o scudi alzati dall’Ordine dei giornalisti e dalla Fnsi. Adesso che a diventare pubbliche sono le cifre degli inviati di Report, invece, la categoria scopre improvvisamente il valore della tutela e si mobilita.
È questo il cortocircuito che Sottile denuncia in un post pubblicato sui social, riportando la discussione su un terreno particolarmente scomodo: quello del doppio standard. E lo fa da una posizione difficile da liquidare come semplice polemica, perché la trasparenza sui compensi Rai l’ha già sperimentata sulla propria pelle.
Report minaccia querele per la diffusione dei compensi ai suoi inviati
E Sottile, peraltro, è ancora pienamente dentro la Rai. Dopo aver guidato FarWest su Rai3, dalla prossima stagione televisiva sarà al timone di Ore 14 su Rai2, raccogliendo l’eredità di Milo Infante. Un dettaglio che rende ancora più significativo il suo intervento: a sollevare il caso non è un ex volto del servizio pubblico che guarda da fuori, ma un giornalista che continua a lavorare nell’azienda e che oggi chiede alla categoria di applicare a tutti lo stesso metro.
«I colleghi di Report oggi si indignano per la pubblicazione dei loro compensi. Hanno ragione», scrive nel post. Poi ricorda che, quando furono pubblicati i compensi suoi e di altri colleghi Rai «sgraditi», non vide «nessun comunicato di solidarietà» dell’Ordine o della Fnsi.
Il punto, dunque, non è negare agli inviati di Report il diritto di contestare cifre che ritengono scorrette. È capire perché un principio che oggi sembra meritare una mobilitazione di categoria ieri apparisse molto meno urgente.
Perché le garanzie sono davvero garanzie soltanto quando valgono per tutti. Altrimenti hanno un altro nome: doppio standard.
Il Fatto poteva pubblicare i compensi di Sottile, Il Tempo non può farlo con gli inviati di Ranucci?
La cifra dei 400mila euro attribuita a Salvo Sottile non nasce oggi e ha avuto più di una vita nel dibattito pubblico. Il primo passaggio risale al 2017, nel pieno della polemica sui compensi Rai e sull’applicazione del tetto agli stipendi. In quel contesto il nome di Sottile finì sui giornali insieme alla cifra di 400mila euro lordi l’anno, indicata come compenso per il suo rapporto professionale con la televisione pubblica.
La questione tornò d’attualità nel 2020, quando Il Fatto Quotidiano riprese il caso e scrisse di aver avuto conferma di quel compenso. La cifra venne così nuovamente associata pubblicamente, e senza anonimato, al giornalista.
Una cronistoria breve, ma sufficiente a spiegare perché l’intervento di Sottile non riguardi soltanto i compensi. Il punto è soprattutto il metro con cui la categoria reagisce quando quei compensi diventano una notizia: se pubblicare le cifre costituisce un problema quando riguarda gli inviati di Report, perché non lo era quando riguardava altri giornalisti Rai?
Ed è proprio qui che la polemica sollevata da Sottile diventa più difficile da aggirare. Non chiede meno tutele per i colleghi di Report. Ma che si evitino ipocrisie o doppi standard: per i colleghi da una parte e per i compagni dall’altra.