L'esito del referendum
Doccia fredda per Bruxelles, l’Islanda dice no all’Ue. Procaccini: “Un segnale sulla sovranità che non va ignorato”
L’Islanda chiude la porta all’Unione europea. Il referendum sulla riapertura dei negoziati di adesione, fermi da 13 anni, si è concluso con la vittoria del “No” al 52,8%, contro il 47,2% dei favorevoli. Un verdetto inatteso, soprattutto alla luce delle tensioni geopolitiche internazionali, che manda un messaggio politico anche a Bruxelles.
Secondo i dati definitivi diffusi dalla televisione pubblica islandese Ruv, i contrari sono stati 118.040 contro 105.339 favorevoli, con un’affluenza dell’82,5% degli oltre 272mila elettori registrati. Il “Sì” ha prevalso soltanto nei due collegi della capitale Reykjavik.
L’Islanda boccia il ritorno al tavolo con Bruxelles
Il risultato è una pesante battuta d’arresto per il governo di centrosinistra della premier Kristrun Frostadottir, che aveva presentato il ritorno al tavolo con l’Ue come un’occasione da cogliere “ora o mai più”.
L’esecutivo aveva puntato anche sul tema della sicurezza, richiamando la guerra in Ucraina e le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia. Nella campagna referendaria ha però pesato la volontà di mantenere il controllo delle acque e della pesca, settore strategico per l’economia dell’isola.
L’Islanda aveva presentato domanda di adesione nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria. Il percorso era stato interrotto nel 2013 dal successivo governo euroscettico, senza un ritiro formale della candidatura.
Procaccini (Ecr): “Bruxelles rifletta sulla sovranità nazionale”
Secondo i co-presidenti del Gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), Nicola Procaccini e Patryk Jaki, il risultato sottolinea la necessità che l’Ue affronti le preoccupazioni relative alla sovranità nazionale, alla responsabilità democratica e al principio di sussidiarietà.
Secondo Procaccini, “il popolo islandese ha fatto una scelta sovrana e democratica, e questa scelta merita di essere pienamente rispettata. In un momento in cui il contesto di sicurezza internazionale è diventato molto più incerto rispetto a dieci anni fa, molti si aspettavano che il sostegno alla riapertura dei negoziati di adesione crescesse”.
“Se un Paese europeo prospero, democratico e aperto al mondo – prosegue l’esponente di FdI-Ecr – non è convinto che la ripresa dei negoziati di adesione all’Ue possa essere la strada giusta, l’Unione europea dovrebbe chiedersi come poter rispettare meglio la sovranità e il principio di sussidiarietà, diventare più efficace e competitiva e concentrarsi con maggiore chiarezza sui settori in cui la cooperazione europea apporta un valore reale. L’Unione europea deve riflettere su questo”, conclude Procaccini.
Le Pen e Farage esultano per il “No”
Sul fronte internazionale, Marine Le Pen e Nigel Farage hanno salutato il voto come una conferma della possibilità di un’Europa di nazioni che cooperano volontariamente. In Italia la Lega ha rilanciato il successo del fronte contrario all’adesione, sottolineando la capacità degli elettori di ribaltare una prospettiva che molti consideravano favorita.
Bruxelles incassa l’esito del referendum con un laconico comunicato: «La Commissione Ue ha accettato l’esito del referendum in Islanda e rispetta la decisione del popolo islandese. L’Islanda rimane uno stretto partner dell’Unione europea».
Il dossier adesione congelato almeno fino al 2028
La prospettiva di un ingresso nell’Unione esce così dall’agenda politica islandese almeno fino alla conclusione dell’attuale legislatura, prevista nel 2028. Reykjavik resta comunque fortemente integrata con il continente: partecipa al mercato unico attraverso lo Spazio economico europeo ed è nell’area Schengen, pur restando fuori dall’unione doganale e dall’euro.
Il referendum non mette quindi in discussione i legami con l’Europa, ma segna un confine netto: gli islandesi hanno scelto di non compiere, per ora, il passo ulteriore verso l’adesione.