L'editoriale
Cortocircuito a sinistra: proprio su “Report” gli è esplosa (l’ennesima) questione morale
Il giornalista anti-governativo senza macchia a braccetto con il faccendiere-pregiudicato amico di Berlusconi ha disorientato le fragili certezze di un campo largo che ha dimenticato evidentemente la lezione del marxista Bertold Brecht: «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi»
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 12 Agosto 2026 alle 06:53
La spericolata e menzognera opposizione “a tesi” di Pd e 5 Stelle sull’affaire Ranucci – il governo Meloni accusato di essere nemico, di fatto attentatore, della libertà di informazione – si è schiantata sul muro della verità. Altro che destra mandante morale della bomba contro il conduttore di Report: ad organizzare la grave intimidazione, secondo i magistrati che ne hanno ordinato l’arresto, è stato il suo «amico fraterno» Valter Lavitola. Con l’obiettivo, degno di una sceneggiatura da b-movie all’italiana, di tirargli la volata per la conquista di Palazzo Chigi.
Già questo, il giornalista anti-governativo senza macchia a braccetto con il faccendiere-pregiudicato amico di Berlusconi, ha disorientato le fragili certezze di un campo largo che ha dimenticato evidentemente la lezione del marxista Bertold Brecht: «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi». Lo ha ammesso, in casa Nazareno, un esponente di rilievo come Walter Verini che pur difendendo formalmente Ranucci «dagli attacchi della destra» gli ha imputato – sostanzialmente – di aver superato, nella stretta collaborazione con Lavitola, il «limite etico».
Una sconfessione tardiva ma che autocertifica l’errore compiuto ab origine proprio dal Pd: ossia l’idea «sventurata» di esternalizzare, di appaltare la cifra dell’opposizione al giornalista d’inchiesta e alle sue gesta. Anch’esso spesso e volentieri più innamorato dei teoremi (contro gli avversari politici, ed è questo che è andato a genio ai giallo-rossi) che delle prove. Capace, però, di instaurare anche uno spregiudicato sodalizio “professionale” con una delle figure chiave del berlusconismo più controverse e indigeste alla sinistra.
Un vero e proprio cortocircuito “moralista” da cui non sarà facile uscire. Anche perché, complice l’articolato lavoro da spin doctor svolto proprio da Lavitola per Sigfrido Ranucci, indicato da questo come il futuro leader del campo largo (ipotesi che il giornalista non ha mai sconfessato, anzi, condita da giudizi impietosi verso i suoi attuali leader), la vicenda e il destino del conduttore di Report si sono intrecciati mani e piedi alla sinistra. E viceversa.
Se la questione giudiziaria – in cui il conduttore è, ed è giusto ribadirlo, parte lesa – farà il suo corso, sul piano politico-editoriale da questa vicenda non escono bene entrambi. Con esiti beffardi. Sul metodo Report cala la condanna del “terribile sospetto” che è stata la suggestione con cui proprio il metodo Report ha basato le sue inchieste a senso unico riguardanti gli esponenti del centrodestra. La sinistra e la stessa individuazione della sua guida, invece, si scoprono terreno facilmente permeabile persino alle scorribande di faccendieri con grandi capacità manipolative. La lunga, lunghissima, eclisse del sol dell’avvenire.