Giù la maschera
Conte wokista pentito, i cattolici sbugiardano giravolte e pentimenti tardivi: tutto strumentale?
Ammissioni parziali, contraddizioni e ravvedimento sospetto: le piroette M5S non ingannano più nessuno. Il presidente del network "Ditelo sui tetti": «Altro che qualche articoletto sui quotidiani per le primarie della sinistra italiana»...
Al netto delle giustificazioni d’ufficio del M5S, che potremmo aggiornare alle parole della senatrice Alessandra Maiorino, responsabile dei diritti civili del M5S: «A chi oggi critica Giuseppe Conte per le sue posizioni sul “woke”, è opportuno ricordare che le sue parole sono di una chiarezza solare. E non rappresentano in alcun modo una negazione dei diritti civili».
Così come, provando ad archiviare l’ilarità suscitata dall’ironia leghista sul tema della svolta del leader pentastellato su cancel culture e dintorni – pubblicando un post satirico, con tanto di immagine generata dall’intelligenza artificiale che raffigura una “prima riunione dei wokisti anonimi” dei leader del centrosinistra seduti in cerchio, tra cui una raffigurazione del Presidente 5S che dice: «Mi chiamo Giuseppe Conte, e non sono più woke da due giorni» –.
Scontro sul woke, i cattolici a Conte: giù la maschera
E mentre wokisti pentiti, vedove della schwa, sacerdoti in borghese impegnati nella causa degli asterischi e crociati del ddl Zan, provano a farsene una ragione e a giustificare la svolta di Giuseppi, dall’ambito associativo cattolico arriva una bocciatura senza appello per il leader del Movimento 5 Stelle. A smontare (tra gli altri) la “retromarcia” di Giuseppi è oggi Domenico Menorello, presidente del network Ditelo sui tetti, che coordina oltre cento associazioni, e che, interpellato da Il Giornale, che lo ha raggiunto al Meeting di CL a Rimini, definisce l’uscita del leader pentastellato un semplice «pentimento strumentale».
Un pentimento solo «strumentale»
Secondo Menorello, le parole di Conte non rappresentano un reale cambio di rotta: «Il leader del M5S da un lato apre una discussione nel campo largo sulla cultura woke. Ma dall’altro rimane sulla superficie degli eccessi del linguaggio ideologico e di quelle prevaricanti iniziative politiche che hanno caratterizzato, e ancora connotano, quel perimetro elettorale che vorrebbe guidare. Ora cercando di allargarlo, con qualche pentimento scopertamente strumentale, e cui comunque non sembrano seguire fatti»».
Non solo woke, da Conte una retromarcia parziale che non convince
Di più. A detta del presidente del network Ditelo sui tetti, il nodo della questione riguarda «quella pretesa, sistematica trasformazione antropologica, che vuole espungere, ideologicamente, il riconoscimento dell’oggettività della natura umana, perseguendo la dilagante pretesa, anch’essa ideologica, di trasformare i desideri individuali in diritti. Nonché trascurando soprattutto la vocazione a prendersi cura dell’altro da sé e le relative responsabilità sociali. Specie verso i figli».
E non è ancora tutto. Perché Menorello, a stretto giro, affonda il colpo che estende alle insanabili contraddizioni al Movimento guidato da Conte che, certo non va in profondità sulle questioni che evoca. Quali, per esempio, l’’educazione alla fluidità di genere. L’unicità del matrimonio tra uomo e donna finalizzato alla procreazione. La pretesa dell’utero in affitto. Il diritto senza condizioni all’interruzione di gravidanza come esclusiva scelta individuale. Fine vita e eutanasia.
I cattolici smascherano Conte: e su più fronti
Lanciando la bordata finale: «D’altronde, non è paradossale che il capo dei 5 Stelle proponga un revirement sulla cultura woke – rimarca Menorello – e, solo per stare agli ultimi segni offerti dalla cronaca, lo stesso partito si opponga fortemente a quella legge di civiltà, n. 104/26, che qualche settimana ha finalmente introdotto il sacrosanto consenso dei genitori prima che i loro figli vengano “indottrinati” in qualche aula scolastica a quella stessa ideologia?».
Interrogandosi emblematicamente sul punto: «Perché Conte non dichiara che quel loro voto contrario in aula è stato un omaggio sbagliato a quella ideologia contro la persona che ora critica, chiedendo ai suoi parlamentari di fermare immediatamente il sostegno che stanno assicurando all’iniziativa referendaria contro la stessa legge 104/26?».
«Altro che qualche articoletto su quotidiani per le primarie della sinistra italiana»…
Pertanto, la conclusione di Menorello è un richiamo alla concretezza: «Le democrazie liberali occidentali si salvano se riscoprono o almeno davvero rispettano nei fatti la loro anima e la loro identità nell’antropologia, rintracciabile soprattutto nell’evento di Cristo nella storia, con la magnifica cultura dell’umano che ne viene generata. Aspettiamo fatti concreti. Altro che qualche articoletto su quotidiani per le primarie della sinistra italiana!», conclude.
Le piroette di Conte non ingannano più nessuno…
Insomma, le piroette verbali di Giuseppi non incantano più nessuno. E la sua finta ritirata dalla galassia woke convince ancor meno. E tra conversioni a mezzo stampa e a uso propagandistico, quello che resta sulla scena è un M5S paralizzato dalle sue stesse contraddizioni. Per il centrodestra, allora, l’augurio non può che essere sempre lo stesso: che il “campo largo” e i suoi protagonisti continuino pure a incartarsi su loro stessi.
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